Voleva uccidere moglie italiana: non voleva figli cristiani

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 Novembre 2015 10:19 | Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2015 10:28
Voleva uccidere moglie italiana: non voleva figli cristiani

Voleva uccidere moglie italiana: non voleva figli cristiani

ROMA – Voleva uccidere la moglie italiana, rea di essere cristiana e per questo poteva convertire i figli al cristianesimo. E’ il profilo di Kemal Ben Hamida, il tunisino di 38 anni espulso dall’Italia perché ritenuto pronto a possibili azioni terroristiche. Aspirante kamikaze o meno, di sicuro il tunisino odiava l’Italia e l’Occidente, e tutto quello che potevano rappresentare. Gli investigatori hanno raccolto frasi inequivocabili su Facebook e in chat arrivando alla conclusione che fosse realmente pericoloso. In primis nei confronti della moglie italiana visto che aveva espresso più volte l’intenzione di ucciderla.

Come spiegato da Alfano, Ben Hamida pensava a un’azione eclatante, un agguato o il “martirio”. Secondo Alfano con la cacciata del tunisino “sono sessanta le espulsioni eseguite dalla fine di dicembre. Grazie al lavoro che abbiamo fatto e ai nostri sistemi di sicurezza e prevenzione, è stato possibile intercettare, in un ristrettissimo contesto, le sue parole intrise di sentimenti di odio. Noi garantiamo la libertà di culto e tuteliamo chi intende professarla, ma allontaniamo chi non rispetta le leggi del Paese che lo ospita e in cui vive”.

Va detto che Ben Hamida era stato emarginato dalla stessa comunità islamica: frequentava il centro di Monza ma da lì era stato allontanato per le sue posizioni estremiste. Inneggiava all’Isis e i musulmani stessi non lo volevano più sentire.

Spiega il Corriere della Sera che chi abbraccia il radicalismo spesso si allontana dalla comunità islamica:

Ma il grosso della sua attività di propaganda, di ricerca di proseliti, di incitamento e auto-incitamento alla «discesa in campo», avveniva nella galassia di Internet. Un serio ostacolo in più, contro il quale si sta velocemente cercando di correre ai ripari. In particolar modo i più giovani, e sta capitando anche a Milano, rinunciano alla frequentazione di moschee e di centri, si tengono lontani anche dalle macellerie islamiche e dai negozi di kebab, e trascorrono intere giornate sulle chat, come possono esserlo quelle dei giochi online della Playstation 4, giochi di guerra così da permettere di parlare «liberamente» di armi, di munizioni, di attacchi coordinati. Spesso questi ragazzi sono incensurati. Al contrario di Kamel Ben Hamida, che viveva arrabattandosi, e che ha dei precedenti per reati comuni. Il tunisino era in possesso di un regolare permesso di soggiorno rilasciato dal commissariato di Monza.