Walter Cretella e Fulvio Rocco, i “favori” tra generale e giudice per una figlia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Gennaio 2015 14:26 | Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio 2015 14:27
Walter Cretella e Fulvio Rocco, i "favori" tra generale e giudice per una figlia

Walter Cretella e Fulvio Rocco, i “favori” tra generale e giudice per una figlia

ROMA –  Un generale che si rivolge ad un giudice e offre aiuti alla figlia in cambio di una sentenza favorevole. Atto di generosità? Non secondo la Procura di Roma, che la definisce senza mezzi termini “mercimonio e corruzione”. 

I protagonisti della vicenda, raccontata da Fulvio Fiano sul Corriere della Sera, sono il giudice del Consiglio di Stato Fulvio Rocco e il generale Walter Lombardo Cretella, ex “delfino” dell’allora capo del Sismi Niccolò Pollari e oggi direttore dell’Istituto Alti Studi per la Difesa.

Nel 2012, ricorda il Corriere della Sera, Cretella viene indagato a Napoli insieme a Pollari per un’altra storia di corruzione, e la sua promozione a generale di corpo d’armata viene sospesa.

A quel punto, scrive Fiano,

“Cretella fa ricorso al Tar, dove con procedure ancora una volta non usuali contatta il magistrato Brunella Bruno, ex capitano della Gdf, che ottiene grazie alle sue entrature informazioni riservate utili alla difesa. Il provedimento viene congelato. Tocca ora al consiglio di Stato e Cretella si rivolge al giudice Rocco che cura personalmente la pratica, pur rimanendo la difesa formalmente in mano agli avvocati. È lui che scrive i ricorsi. La promozione ha via libera, Rocco si congratula col generale”.

Nei mesi scorsi l’inchiesta arriva a Roma, dove Cretella è accusato di corruzione, Bruno di rivelazione di segreto d’ufficio. Rocco sceglie invece il rito abbreviato e viene condannato a un anno e quattro mesi per la corruzione.

Secondo il giudice per le indagini preliminari il reciproco aiuto tra giudice e generale è

“un flusso di reati, un collateralismo scorrevole, una condotta sistematica: il do ut des – anche per vicende minimali – come filosofia di vita”.

Racconta sempre Fiano sul Corriere della Sera:

“Il problema per il quale Rocco abdica a doveri e ruolo sono le difficoltà della figlia Diana con alcuni superiori. L’allieva dell’Accademia di Finanza di Bergamo viene rassicurata in una telefonata anche dalla mamma: «Papà entra in azione. Viene anche Walter (Cretella, ndr)».

E Cretella si muove con tutto il suo peso: «Walter mi ha fatto conoscere la str… – dice ancora la madre a proposito di una dei superiori della figlia -. L’ha fatto per dirle: guarda cocca, Diana è amica mia. Non hai capito il messaggio mafioso che le ha indirizzato?». Tutti, a partire dal consigliere di Stato, sanno che il loro è un comportamento illecito. Il generale fornisce anche dei telefonini per sottrarsi alle intercettazioni. Precauzione fallita.

Racconta Rocco, intercettato: «La danza è stata compiuta da Brunella e da Walter, sono stato preso in mezzo da due lazzaroni. Sono impastato in cose più grandi di me». Una vera confessione, secondo il gip D’Alessandro «che solleva il giudice da ogni minuzia motivazionale: il fatto è inequivoco». La chiusura della sentenza è per altri finanzieri, il Gico che ha condotto le indagini «nei cunicoli bui di un intrigo doloso, forse simbolo della volontà della Gdf di spazzare via le oligarchie lobbystiche e restare una risorsa per il Paese».