Walter Visigalli, 1° trapianto mano dopo 13 anni se la amputa. “Troppo dolore”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Giugno 2013 13:57 | Ultimo aggiornamento: 28 Giugno 2013 13:58
Walter Visigalli, primo trapianto di mano in Italia. 13 anni dopo se la amputa

Walter Visigalli col professor Marco Lanzetta dopo il trapianto

MONZA – Il 17 ottobre del 2000 fu il primo uomo a sottoporsi a trapianto di mano in Italia. Martedì scorso Walter Visigalli, quella mano se l’è fatta amputare. L’intervento alla clinica Columbus di Milano: ad operarlo è stato lo stesso chirurgo che 13 anni fa gli restituì l’arto, il professor Marco Lanzetta.

Visigalli, che all’epoca del pionieristico intervento durato circa 13 ore aveva 35 anni, aveva perso la mano a 20 anni, in un incidente. “Ne vale la pena, ma serve tanto coraggio e tanta volontà”, aveva detto un anno dopo l’operazione. Oggi, sopraffatto dal dolore, ha scelto di rinunciare.

Visigalli però ha resistito 13 anni rispetto al suo co-pioniere, il neozelandese Clint Hallam, primo trapiantato al mondo che subì l’intervento due anni prima. Hallam, allora cinquantenne, un anno dopo l’intervento smise di prendere i farmaci anti-rigetto e chiese di farsi amputare l’arto.

La storia di Visigalli, almeno all’inizio, sembrava diversa. Sempre soddisfatto della sua scelta, si era impegnato con tutte le sue forze nella riabilitazione, seguendo pedissequamente le prescrizioni dei dottori. All’inizio sono state sporadiche e lievi reazioni di rigetto, ma negli ultimi due anni la situazione è degenerata, fino ad arrivare a ulcere dolorosissime. Oltre al dolore insopportabile, il rischio cancrena e setticemia era ormai altissimo. Di qui la decisione di amputare.