Willy, il carabiniere che lo ha soccorso: “Una scena disperata, tra le più cruente che abbia mai visto”

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 Settembre 2020 12:52 | Ultimo aggiornamento: 10 Settembre 2020 12:52
Willy, il carabiniere che lo ha soccorso: "Una scena disperata, tra le più cruente che abbia mai visto"

Willy, il carabiniere che lo ha soccorso: “Una scena disperata, tra le più cruente che abbia mai visto” (Ansa)

Parla Antonio Carella, il carabiniere che ha soccorso Willy Monteiro Duarte: “Una scena disperata, tra le più cruente dei tanti anni in servizio”

“Una scena disperata, tra le più cruente dei tanti anni passati in servizio”: con queste parole al Corriere della Sera il carabiniere Antonio Carella ha descritto quanto accaduto a Colleferro, dove il giovane Willy Monteiro Duarte è morto massacrato di botte sabato notte. 

Carella è intervenuto poco dopo la rissa, intorno alle 3:30 di domenica. Il suo alloggio di servizio è vicino al luogo dell’omicidio. Così, sentite le grida, è intervenuto. 

Ha visto il ragazzo steso a terra, attorno a lui una decina di persone, scrive il Corriere della Sera. Una di queste, Marco Romagnoli, un giovane di Colleferro, ha cercato di aiutare Willy, di farlo respirare. Invano. 

Le indagini

Così il maresciallo ha prima verificato il respiro di Willy e quindi ha chiamato i soccorsi, facendo partire le immagini: “Non ho mai perso il contatto con i ragazzi che si erano radunati attorno a Willy”, ha spiegato al quotidiano milanese. 

I testimoni hanno raccontato di un’auto “carica a palla” che è arrivata sul posto. Si tratta di un Suv Audi, quello intestato alla compagna di Alessandro Bianchi, fratello di Gabriele e Marco. 

L’auto fotografata da un testimone

Da quell’auto, fotografata da uno dei testimoni, sono scesi proprio i due fratelli ora in carcere. 

Il carabiniere ha inviato l’immagine al proprio comandante. Poi lui e due colleghi sono andati al bar Night Bistrot ad Artena dei Bianchi. E hanno fermato Marco e Gabriele.  

“Sono rimasto accanto a Willy tutto il tempo necessario finché non lo hanno portato via. Ero in pena per lui come fosse un figlio”, ha raccontato al Corriere della Sera. (Fonte: Corriere della Sera)