Willy Monteiro Duarte: sotto accusa le MMA, le arti marziali miste. E i “cattivi maestri”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Settembre 2020 11:45 | Ultimo aggiornamento: 8 Settembre 2020 14:47
Willy Monteiro Duarte: MMA sul banco degli imputati

Willy Monteiro Duarte. MMA, le arti marziali praticate dai fratelli Bianchi (foto Ansa)

I fratelli Bianchi praticavano arti marziali. In particolare erano patiti di MMA.

Non si contano più le testimonianze su Marco e Gabriele Bianchi, accusati di essere fra gli autori del pestaggio mortale a Colleferro. Pestaggio in cui è morto Willy Monteiro Duarte. Marco e Gabriele Bianchi, due fratelli patiti di MMA. 

Che non è una droga, ma una disciplina di arti marziali miste (Mixed martial arts), calci e pugni insomma, vale tutto.

Willy Monteiro Duarte: l’autodifesa dell’istruttore di MMA

Anche Luca Di Tullio, l’istruttore della palestra di Lariano frequentata dai due fratelli, li conosceva, sapeva chi erano e cosa facevano? 

Domanda retorica ma inevitabile dopo l’omicidio (preterintenzionale e in concorso secondo il capo d’accusa) di un ventenne pacifico e solare. C’entra l’MMA quale surrogato sportivo di una violenza esibita e assunta come pratica di vita e modello di relazione sociale?

Di Tullio, sollecitato da Repubblica, si dice “devastato”, comprende rabbia e sgomento di chi se la prende con lui, la sua palestra e l’MMA. Ma non ci sta a farsi chiamare “maestro dei killer”. 

Rivendica di gestire un ambiente sano, dove si insegna il rispetto dell’avversario e a star lontani dalle risse da strada. 

Alessio Sakara: mele marce e cattivi maestri, l’MMA non c’entra

Altra domanda retorica, cui risponde Alessio Sakara, mediomassimo nella federazione statunitense Bellator MMA, un campione insomma e recentemente personaggio in tv (Pechino Express o Tu sì que vales).

Per lui l’MMA non c’entra, però il dito resta puntato: peccato tiri fuori la le solite “mele marce”, per indicare i due fratelli. Più il “cattivo maestro” Di Tullio.

“Vanno stracacciati da qualunque attività sportiva – dice riferendosi ai ragazzi che hanno pestato Willy e che praticavano la disciplina – E adesso chi dovrebbe metterci la faccia è il loro allenatore.

E’ lui che dovrebbe chiedere scusa perché è lui che lascia in giro questa gente. Se dobbiamo parlare di Mma, si prenda le responsabilità chi ha insegnato loro questo sport”.

Carlo Molfetta (taekwondo): “Condannare l’MMA superficiale”

Stracacciarli ora è un po’ tardi. Resta l’MMA. E’ vero, una disciplina di questo tipo è utile a dirottare ed esorcizzare la violenza accumulata da ragazzi diciamo cosi devianti. 

Lo ricorda anche Carlo Molfetta, campione olimpico di taekwondo. Si dice esterrefatto per tanta superficialità nel condannare le MMA.

Ancora le “mele marce” e, come Sakara, chi condanna non capisce il significato etico profondo di uno sport che insegna il rispetto dell’avversario (ancora). 

Però la società di Lariano e il suo istruttore hanno la colpa di non aver allontanato quegli “idioti, quei delinquenti”. 

Sembrano avere, Molfetta e Sakara – al netto di una comprensibile ma un po’ troppo corporativa autodifesa – un’idea un po’ astratta delle arti marziali, quasi disincarnata dalla realtà della palestra, dei combattimenti, delle persone in carne e ossa.

Troppi principi, troppi valori. Perché poi, lo fa lo stesso Molfetta, guardandola un po’ più a fondo questa realtà risulta un po’ meno idealizzata.

MMA: nella gabbia o abbandono o ko, non c’è vittoria ai punti

“C’è stato un momento in cui ho pensato di buttarmi nell’arte marziale mista, ma non ho mai avuto quel coraggio di passare dall’arte marziale a quella gabbia.

Dove o c’è abbandono o c’è Ko, non c’è vittoria ai punti. Ma questi sono punti di vista, gusti soggettivi.

Picchiare una persona al di fuori delle arti marziali e ammazzare una persona è un’altra cosa. Nel mio campo ai ragazzi trasmetto sempre i valori di correttezza e rispetto”.

Punti di vista, gusti soggettivi. Sarà. Ma intanto si potrebbe qualificare come un’aggravante la perizia in sport violenti in casi come quello di Willy. (fonti Repubblica, Radio Cusano Campus)