Xylella, smog e rifiuti nucleari: l’Italia sarà deferita alla Corte di Giustizia europea

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 maggio 2018 21:09 | Ultimo aggiornamento: 16 maggio 2018 21:09
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Xylella, smog e rifiuti nucleari: l’Italia sarà deferita alla Corte di Giustizia europea

ROMA – Dopo mesi di tregua ‘elettorale’ sul fronte infrazioni, da Bruxelles arriva per l’Italia una raffica di deferimenti alla Corte di giustizia per violazione del diritto Ue. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,Ladyblitz – Apps on Google Play] La Commissione europea ha deciso oggi – ma la comunicazione ufficiale arriverà solo domani 17 maggio – che porterà quattro procedure di infrazione davanti ai giudici contestando al nostro Paese il ripetuto superamento dei limiti Ue sullo smog, un’applicazione inadeguata delle misure per fermare l’avanzata del batterio killer (la xylella fastidiosa) degli ulivi in Puglia e la mancata notifica del programma nazionale di gestione dei rifiuti radioattivi.

Completa la lista la denuncia alla Corte per mancato recepimento della direttiva Ue del 2012 che modifica le prescrizioni applicabili agli esami effettuati su tessuti e cellule umani. Tutti casi per i quali comunque non c’è, almeno per ora, il rischio di multe.

Come anticipato dall’Ansa la settimana scorsa, la Commissione europea ha deferito l’Italia e altri cinque paesi Ue alla Corte di giustizia europea per aver violato le norme antismog. Per Italia, Ungheria e Romania la decisione si riferisce al particolato Pm10 rilevato in molte grandi città. Francia, Germania e Regno Unito andranno in Corte per il superamento dei limiti di biossido di azoto (No2). Tutti facevano parte del gruppo di nove Paesi convocati a Bruxelles il 30 gennaio scorso dal commissario Ue all’ambiente Karmenu Vella per chiedere di prendere misure risolutive contro lo smog. Nel gruppo c’erano anche Spagna, Repubblica Ceca e Slovacchia, non deferite oggi alla Corte, ma sui quali continua il monitoraggio di Bruxelles. Il nostro Paese ha una seconda procedura di infrazione ancora in corso per il superamento dei valori limite di biossido di azoto (NO2).

L’Esecutivo Ue contesta all’Italia di non aver applicato pienamente le misure di contrasto alla diffusione del batterio capace di attaccare 300 specie vegetali (la xylella fastidiosa, ndr), rilevato per la prima volta in Europa sugli ulivi in Salento, e notificato a Bruxelles nel 2013. Da allora, il batterio avanza verso Nord nel territorio pugliese. Nel mirino di Bruxelles c’è soprattutto la lentezza degli espianti degli alberi malati. L’attenzione dell’Ue è tornata alta lo scorso marzo, quando quasi tremila ulivi furono trovati positivi al batterio in un’area dove nel 2015 si registravano pochi esemplari infetti. La prossima settimana la Commissione potrebbe proporre al comitato Ue sulla salute delle piante l’aggiornamento dell’area di quarantena, spostando di una ventina di chilometri verso Nord la fascia di territorio dove vanno applicate le misure più drastiche, con il taglio delle piante malate e di quelle suscettibili di infezione nel raggio di cento metri.

L’Italia non ha notificato entro i termini previsti dalle norme Ue il programma nazionale di gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi. Lo scorso luglio Roma aveva già ricevuto un parere motivato – secondo e ultimo passo passo della procedura d’infrazione prima del deferimento alla Corte – insieme ad Austria, Croazia, Repubblica ceca e Portogallo.

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