Xylella: 20 milioni di ulivi contagiati a morte dal…popolo degli ulivi

di Riccardo Galli
Pubblicato il 15 maggio 2018 8:44 | Ultimo aggiornamento: 15 maggio 2018 9:24
Xylella: 20 milioni di ulivi contagiati a morte dal...popolo degli ulivi

Xylella: 20 milioni di ulivi contagiati a morte dal…popolo degli ulivi

BARI – Contagiati a morte da pregiudizi, interessi politici e ignoranza antiscientifica. E’ il destino di 20 milioni di ulivi condannati a morire dai moderni untori che, a differenza di quelli della ‘Colonna Infame’ di manzoniana memoria, esistono e contagiano a colpi di carte bollate e ricorsi. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui, Ladyblitz – Apps on Google Play] Milioni di piante che si sarebbero potute salvare e la cui perdita ora pagheremo tre volte: la prima con la loro morte, la seconda con il 25% della produzione nazionale d’olio a rischio e la terza con le multe europee in arrivo.

A tornare ad accendere il faro sull’epidemia di Xylella che imperversa in Puglia è Federico Fubini sul Corriere della Sera. Un faro che illumina di luce impietosa lo stato delle meravigliose piante che sono gli ulivi ma anche la miopia e l’ignoranza che sembrano ormai la cifra della nostra nazione e delle nostre amministrazioni. La Xylella è infatti un fastidioso batterio (anche il suo nome scientifico è Xylella Fastidiosa) che viaggia grazie alle ali di una piccola mosca e contagia le piante condannandole a morte.

Un batterio arrivato in Italia con ogni probabilità ‘a bordo’ di una pianta ornamentale e di lì finito sull’ulivo paziente zero, il primo ad essere infettato, ed un’infezione per cui ad oggi non esiste cura. Un particolare, quell’assenza di cure e quindi di salvezza, che però non piaceva ad amministratori pubblici, coltivatori e movimenti che da subito, dall’inizio dell’epidemia nel 2013, si sono schierati contro gli abbattimenti e l’eradicazione delle piante malate e di quelle.

Contrari perché l’eradicazione comportava un danno immediato e perché, in contrasto con quello che la scienza sapeva e spiegava già allora, preferivano affidarsi a cure da stregone che promettevano di cacciare la Xylella. Ovviamente così non è stato, ma da quello che all’epoca era il sindaco dem di Bari Michele Emiliano passando per i vari grillini che hanno sposato la di volta in volta la causa, i ricorsi, le carte bollate e anche le vere e proprie intimidazioni hanno fermato i taglia legna e permesso alla piccola mosca di spostarsi di albero in albero, trovandone sempre uno nuovo vicino da colpire.

Il batterio, scrive Fubini, “oggi ha invaso cinquemila chilometri quadrati e tre provincie della Puglia mentre è ormai alle porte della quarta, Bari, dopo aver coperto un territorio dove sorgono venti milioni di ulivi. (…) L’area contagiata di fatto è già persa, anche se oggi in gran parte sembra florida. La battaglia di oggi serve per fermare o almeno rallentare l’avanzata ulteriore del batterio e richiede l’eradicazione di ogni pianta infetta nella ‘zona cuscinetto’ — la linea Maginot della Xylella — ma soprattutto di tutte quelle entro i cento metri da quella malata, perché potrebbero essere già state toccate anche loro. Soprattutto però quella battaglia richiede un salto culturale perché finora i migliori alleati della Xylella sono stati i pregiudizi e le credenze sbagliate degli uomini. Le aggressioni e i sequestri degli ispettori fitosanitari da parte degli attivisti del ‘popolo degli ulivi’. Gli infiniti ricorsi ai tribunali amministrativi regionali contro le eradicazioni, che hanno fatto perdere anni e permesso al batterio di diffondersi. (…) Le indagini sono finite in nulla, naturalmente, ma intanto i pubblici ministeri hanno messo sotto sequestro milioni di alberi della provincia di Lecce fra il 2015 e il 2016 — non li si poteva più abbattere — e la loro infettività ha continuato disastrosamente ad agire”.

Dopo 5 anni, e dopo non aver voluto creare un cordone sanitario, sta adesso per arrivare il conto delle scelte fatte. Un conto che vede crescere ad ogni contagio il numero di piante condannate a morte, un conto che già ora supera il miliardo di euro (stima Coldiretti) e che tra poco dovrà considerare l’impatto del batterio nella provincia da cui arriva il 25% della produzione di olio nazionale.

Un conto cui, se ancora non bastasse, si aggiungeranno a breve anche le sanzioni europee. Sanzioni che Bruxelles ci comminerà per aver permesso al batterio di diffondersi e distruggere in maniera evitabile.