Yara Gambirasio, 2 coltelli di Massimo Giuseppe Bossetti sotto esame

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Giugno 2014 9:39 | Ultimo aggiornamento: 30 Giugno 2014 9:39
Yara Gambirasio, 2 coltelli di Massimo Giuseppe Bossetti sotto esame

Yara Gambirasio, 2 coltelli di Massimo Giuseppe Bossetti sotto esame

BERGAMO – Sono due i coltelli rinvenuti tra gli attrezzi sequestrati a Massimo Giuseppe Bossetti e finiti sotto esame da parte degli agenti del Ris di Parma. I due coltellini, piuttosto corti, potrebbero però essere compatibili con quelli che secondo l’anatomopatologa Cristina Cattaneo avrebbero ferito la piccola Yara Gambirasio.

Armando Di Landro riporta sul Corriere della Sera l’analisi dei coltellini fatta dalla Cattaneo:

“uno spessore minimo di 0,2 millimetri e una lunghezza di almeno due centimetri. Dettagli rilevati grazie a uno studio approfondito delle ferite sul corpo di Yara Gambirasio: il cadavere «presenta almeno otto lesioni da taglio e una da punta e taglio, al collo, ai polsi, al torace, al dorso e alla gamba destra, senza che vi siano presenti lesioni tipicamente da difesa»”.

Le ferite sarebbero state inferte quando la bambina era già svenuta:

“quasi una pratica sadica, con la punta di un coltellino che non è mai andata troppo a fondo, tanto che la lunghezza delle lesioni rilevate non va oltre i due centimetri. Sarà il Ris a dire se sui due coltelli sequestrati, in mezzo a tanti altri attrezzi, è possibile trovare tracce biologiche utili per l’inchiesta, anche se il pessimismo in questo caso è d’obbligo, essendo passati più di tre anni e sette mesi dall’omicidio. Ma in seconda battuta potrebbe essere l’anatomopatologa a esprimere un parere sulla compatibilità tra le ferite sul corpo di Yara e le lame ora in possesso degli inquirenti”.

E mentre le auto di Bossetti vengono preparate per essere analizzate, le indagini si concentrano sul cantiere di Palazzago, a soli 7 chilometri da Brembate di Sopra:

“dove il carpentiere di Mapello aveva lavorato dalla fine dell’estate 2009 all’agosto del 2011, per la costruzione di tre villette. Gli inquirenti non chiedono ai titolari del cantiere di ricordare solo gli atteggiamenti di Bossetti, in carcere dal 16 giugno. Il tentativo di polizia e carabinieri, che lavorano a squadre miste sul territorio (anche in questo, forse, l’inchiesta è unica nel suo genere), è ricostruire un elenco dettagliato dei materiali utilizzati per le abitazioni a Palazzago. Sul corpo, sui vestiti e nell’albero bronchiale di Yara, erano state infatti rilevate polveri riconducibili a calce: tracce rimaste sulla vittima a causa della pressione esercitata dall’assassino, ma non sufficienti a svelare le impronti digitali”.

Dunque l’obiettivo degli inquirenti è capire quale tipo di calce fu utilizzato nella costruzione della villetta:

“Si cercano le fatture d’acquisto dei materiali, che potrebbero regalare nuovi riscontri. Mentre prosegue la lunga ricostruzione della personalità dell’assassino, che potrebbe aver mentito sulla sua passione per le lampade abbronzanti: «Non ne avevo bisogno». In realtà, anche il 13 giugno, appena tre giorni prima del fermo, curava la sua tintarella al centro «La Playa» di Curno, alle porte di Bergamo. «Veniva qui tre volte alla settimana», dicono i gestori. Una bugia inutile, almeno in apparenza”.

(Foto Facebook e Lapresse).