Yara, quell’ultimo tentativo di chiamare la mamma in auto

Pubblicato il 14 Marzo 2011 15:58 | Ultimo aggiornamento: 14 Marzo 2011 15:59

Yara Gambirasio

BERGAMO – Le indagini danno ormai per certo che Yara sia salita in macchina, quel 26 novembre, con una o due persone di cui si fidava. Forse un uomo e una donna che si sono offerti di portarla in auto dalla palestra a casa. Ma in breve deve essersi accorta che la macchina non andava verso la sue villetta, ma verso fuori. Ecco che probabilmente ha tirato fuori il cellulare per dire: “Chiamo casa per dire che ritardo, così mamma non si preoccupa”. A quel punto il telefonino le è stato strappato di mano, via la batteria e la carta Sim per rendere irrintracciabile la sua giovane proprietaria: a quel punto Yara deve essersi resa conto delle cattive intenzioni di chi era con lei.

Questo ricostruiscono gli investigatori, ripercorrendo il tempo in cui è scomparsa, una manciata di minuti, alle tracce sul corpo. Ecco, proprio queste dicono molte cose e diverse tra loro, tanto che i magistrati stessi procedono con molta cautela. I tagli: non troppo profondi, non tali da causare la morte. I segni sul collo: non così forti da pensare a uno strangolamento. E poi quella strana croce sulla schiena, un simbolo esoterico si è detto, che rimanda a sette sataniche. Ebbene, la pm Letizia Ruggeri ha detto: “È strano, ma al momento non è possibile parlare di simbolo. Ho visto certe ricostruzioni dei media ma non mi pare che sia quello che si vede sul cadavere”. Non una croce precisa, quindi. La pista esoterica al momento c’è, ma non è prevalente.

In sostanza, non si come Yara sia morta e ancora molto labili sono i contorni dell’indagine. Gli investigatori non si sbilanciano con la stampa: perché sanno troppo poco o per strategia, sperando magari che l’assassino compia un passo falso?