Yara Gambirasio, interrogati gli anziani di Gorno: si cerca madre dell’assassino

Pubblicato il 10 Giugno 2013 9:43 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2013 9:43
Yara Gambirasio, interrogati gli anziani di Gorno: si cerca madre dell'assassino

Yara Gambirasio

BERGAMO – Omicidio di Yara Gambirasio, ottanta anziani di Gorno, paese della bergamasca Val di Riso, sono stati convocati nella caserma dei carabinieri di Clusone. Devono essere sentiti come testimoni nell’inchiesta sulla morte della tredicenne di Brembate di Sopra, sequestrata e uccisa a Chignolo d’Isola il 26 novembre 2010. 

Dopo aver controllato il Dna di circa 14mila persone senza essere approdati a nulla, inquirenti di Bergamo impegnati ormai da due anni e mezzo nelle indagini hanno deciso di tornare ai vecchi sistemi convocando negli ultimi cinque giorni gli anziani del paese nella speranza che qualcuno di loro ricordi una confidenza, un dettaglio, un pettegolezzo sulla vita di Giuseppe Guarinoni, l’autista di autobus morto nel 1999 a 61 anni e che gli inquirenti ritengono sia il padre del misterioso assassino, “l’ignoto uno”, come viene definito dagli investigatori.

A Guarinoni i carabinieri sono arrivati confrontando la traccia biologica lasciata su leggings e slip della ragazzina uccisa con quella dei vari campioni raccolti, restringendo il cerchio a due fratelli con un Dna simile e infine al loro padre, ovvero l’autista di bus che, secondo un suo vecchio amico di 76 anni, un giorno, negli anni ’60, avrebbe confidato di avere avuto un figlio illegittimo da una ragazza di San Lorenzo di Rovetta.

Oltre all’assassino non si trova la madre. Per questo gli inquirenti si sono rivolti agli abitanti di Gorno. Il problema è che in una zona contadina e nei secoli scorsi isolata come quella, la possibilità che le parentele si siano incrociate è altissima e quindi tracce di Dna uguale potrebbero appartenere a persone che nemmeno immaginano di essere consanguinee.

 

Un fatto che metterebbe a repentaglio la traccia fondata sulla tesi del genetista romano Emiliano Giardina, che ha stabilito l’esistenza di un legame padre-figlio attraverso un calcolo bio-statistico. Prima ha ricostruito al computer il profilo genetico dell’autista di bus tramite quello dei suoi figli legittimi. Poi lo ha confrontato con il Dna isolato sugli indumenti di Yara. Infine ha ottenuto una conferma del vincolo attraverso l’analisi di francobolli e di una marca da bollo sulla patente del defunto.

Ma visto che la genetica non dà risposte si riprova con i vecchi metodi: anziani chiamati a ricordare voci e pettegolezzi. Sperando di arrivare così alla verità sulla giovane Yara.