Yara Gambirasio, le informative: “Bossetti dopo la scomparsa si chiuse in un silenzio anomalo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 ottobre 2014 10:31 | Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2014 10:34
L'arresto di Massimo Giuseppe Bossetti

L’arresto di Massimo Giuseppe Bossetti

BERGAMO – Un “silenzio anomalo”, quello di cui si circonda Massimo Bossetti, accusato per l’omicidio di Yara Gambirasio, all’indomani della scomparsa della 13enne.

Lo scrivono, come riporta L’Eco di Bergamo, i carabinieri e la polizia nelle loro informative che presto consegneranno alla Procura: “Una serie di carte in cui vengono ripercorsi i tre anni e mezzo, dal giorno in cui la tredicenne sparì (26 novembre 2010) sino all’arresto del presunto assassino (16 giugno 2014)”

Nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa della vittima – scrivono nelle informative “si estraniava dall’episodio omicidiario, non facendo menzione con alcuna persona, nemmeno con i familiari, su quanto accaduto a Yara, il cui cadavere in quei giorni non era ancora stato rinvenuto”.

Un mutismo che fa il paio con “altri riscontri anomali, come il vuoto di sms e di telefonate con la moglie”.

L’Eco di Bergamo scrive:

È indifferente alla scomparsa di una ragazzina che potrebbe essere sua figlia? Bene, fanno notare nei loro documenti gli investigatori, allora perché raccontare al gip Ezia Maccora che nei giorni della sparizione di Yara gli era capitato di incrociare su un cantiere Fulvio Gambirasio, il padre di Yara, e di essere rimasto colpito perché «se fosse successo a me, non avrei avuto la forza di lavorare, ma sarei stato in giro giorno e notte a cercare mia figlia».

Perché, come ammette la moglie Marita Comi nell’interrogatorio, non accennare l’episodio dell’incontro almeno ai familiari, in un periodo, tra l’altro, in cui i media martellavano con la notizia e l’argomento era sulla bocca di un’opinione pubblica anche piuttosto emotivamente toccata dalla vicenda?