Yara Gambirasio. Massimo Giuseppe Bossetti e i 16 minuti chiave per risolvere il caso

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Luglio 2014 15:39 | Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2014 15:42
Yara Gambirasio. Massimo Bossetti e i 16 minuti chiave per risolvere il caso

Yara Gambirasio. Massimo Bossetti e i 16 minuti chiave per risolvere il caso

BERGAMO – Sedici minuti. L’inchiesta per la morte di Yara Gambirasio si gioca tutta su sedici minuti, quelli dalle 17:45 alle 18:01 del giorno in cui la tredicenne di Brembate di Sopra è stata uccisa.

Quei 16 minuti sono decisivi per la sorte di Massimo Bossetti, il muratore di Mapello che di quel delitto ora è accusato, anche sulla base dei riscontri del dna. I sedici minuti sono quelli che passano tra quando il cellulare di Bossetti si spegne (ore 17:45) e quando un furgone corrispondente al suo viene visto nei pressi della palestra di Brembate dove si allenava Yara (18:01).

Perché sono fondamentali questi minuti? Perchè ci si gioca la tenuta dell’alibi di Bossetti: il muratore, quella sera, ha raccontato di essere stato a casa e che il cellulare era spento soltanto perché scarico. Una anomalia, visto che è l’unica volta, in quelle ore, che il suo cellulare non viene tracciato. Spento per una notte in un anno e passa: curiosa coincidenza.

E poi c’è il furgone. Quello di Bossetti ha un segno particolare, un catarifrangente non di serie che lo rende riconoscibile. Quel furgone, o uno sorprendentemente simile, viene visto al sedicesimo di quei minuti, vicino alla palestra di Yara. E passa davanti casa della ragazza undici minuti dopo.

Il telefono di Yara, invece, si spegne per sempre alle 18:49, un’ora dopo i fatti su cui ora si concentrano gli investigatori. Di certo se si dimostrasse che quel furgone è il suo la posizione di Bossetti ne uscirebbe compromessa: alibi in frantumi e menzogna agli investigatori.