Yara Gambirasio – Massimo Giuseppe Bossetti: cronologia e mappa del giallo FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Luglio 2014 7:30 | Ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2014 19:10

BERGAMO – Sono trascorsi 1298 giorni tra il 26 novembre 2010, il giorno della scomparsa di Yara Gambirasio e il 16 giugno 2014 il giorno in cui il ministero dell’Interno Angelino Alfano annuncia (con un discusso comunicato) l’identificazione di Ignoto 1, il presunto assassino della tredicenne di Brembate di Sopra, Bergamo.

Yara scompare nel tardo pomeriggio del 26 novembre 2010 dopo un allenamento in palestra. I genitori, non vedendola tornare al consueto orario, dopo 15 minuti provano a chiamarla ma il cellulare è già spento. Dopo alcune ore di attesa i genitori denunciano la scomparsa. Le prime ricerche si concentrano intorno ad un cantiere a circa tre chilometri dalla palestra, nei pressi di Mapello. A indirizzare gli investigatori i cani molecolari e le ultime tracce del cellulare di Yara.

Gli investigatori iniziano ad indagare anche su tutti gli operai che hanno lavorato e che lavorano nel cantiere di Mapello. Il 5 dicembre 2010 viene arrestato Mohamed Fikri, un piastrellista di origini tunisine sospettato di essere coinvolto nella scomparsa di Yara Gambirasio. Fikri viene arrestato mentre era a bordo di una nave partita da Genova e diretta verso Tangeri (Marocco). Ad incastralo un’intercettazione: “Allah mi perdoni, non l’ho uccisa io”. Ma una nuova traduzione della telefonata ribalta tutto, in realtà Fikri disse “Allah ti prego, fai che risponda” e così il piastrellista tunisino viene scarcerato.

Il 26 febbraio 2011, a tre mesi dalla scomparsa, la svolta: un passante lungo un torrente, poco distante dal paese di Chignolo d’Isola, a circa 9 chilometri di distanza da Mapello. trova il cadavere di Yara Gambiarsio.

L’autopsia conferma che Yara Gambirasio era stata colpita alla testa e ferita gravemente con un’arma da taglio alla gola, al torace, alla schiena e ai polsi.

Analizzando il cadavere e i vestiti gli investigatori riescono ad isolare una traccia di dna appartenente ad un maschio: è Ignoto 1, è la traccia genetica del killer.

Parte la caccia al killer.

Gli investigatori prelevano campioni di dna dai frequentatori della palestra, dai lavoratori del cantiere di Mapello e dai frequentatori della discoteca a poche centinaia di metri dal campo dove era stato ritrovato il cadavere di Yara.

Il 21 ottobre 2011 un’altra svolta: si scopre un legame genetico tra il profilo di Ignoto 1 e quello di Damiano Guerinoni. Gli investigatori si concentrano sulla famiglia, allargano i test e scoprono che Ignoto 1 è al 99,99999987% il figlio di Giuseppe Guerinoni, autista di Gorno morto nel 1999 a 61 anni.

Ma il Dna non corrisponde a quello dei suoi figli riconosciuti. Quindi si formula l’ipotesi di un figlio illegittimo, avvalorata anche dalla testimonianza di un amico di Guerinoni. Riparte così la caccia al killer.

Poi la quarta e forse ultima svolta quando i tecnici del Reparto Investigazioni Scientifiche (RIS) dei Carabinieri confermano che il DNA prelevato a una donna di nome Ester Arzuffi di 67 anni è compatibile con quello della madre di Ignoto 1.

Con la scusa di un normale controllo stradale poi a Massimo Giuseppe Bossetti, figlio di Ester Arzuffi, viene prelevato un tampone di saliva e bingo: il suo dna coincide con quello di Ignoto 1, il presunto assassino di Yara Gambirasio.

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