Yara Gambirasio, Mohammed Fikri: “Io, marchiato a vita. Nessuno mi dà lavoro. L’Italia mi ha lasciato solo”

di Redazione Bltz
Pubblicato il 25 settembre 2013 12:11 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2013 12:11
Mohammed Fikri

Mohammed Fikri

BERGAMO – Yara Gambirasio, le ultime notizie. Mohammed Fikri, marocchino, per mesi è stato l’unico indagato, prima per omicidio, poi per favoreggiamento sul caso dell’omcidio di Yara Gambirasio. Fikri era al lavoro proprio la notte del 26 novembre in un cantiere di Mapello. Successive intercettazioni telefoniche avevano portato all’arresto dell’immigrato, poi rimesso in libertà per via di un errore di traduzione del termine ‘uccidere’. Lo scorso giugno la procura aveva chiesto per lui l’archiviazione per il favoreggiamento, dopo che il gip aveva già accolto quella per l’accusa di omicidio.

Adesso Fikri, dalle pagine del Corriere, si sfoga

Lei si è arrabbiato molte volte con l’Italia, per via della lunga indagine. Ora è di nuovo qui.
«A gennaio ero andato in Marocco e pensavo di non tornare più. Non ero riuscito a rimanere qui, perché non c’era la possibilità di lavorare. Poi, però, quando ho visto che hanno archiviato il mio caso, sono tornato pensando che il problema fosse risolto».
Dove si trova? 
«Sono a Padova, da un mio amico. Però sono solo. Quando vado a bussare a qualche porta, le trovo tutte chiuse. L’archiviazione non ha cambiato nulla».
Quali porte sono chiuse? 
«Lo scorso anno ho chiesto il rinnovo del permesso di soggiorno, ma quando sono andato alla questura di Treviso ho trovato tutto bloccato».
Prima dell’archiviazione, intende dire. 
«No, sono andato di recente e ho trovato tutto fermo».
Che cosa le hanno detto? 
«Che non possono darmi il documento, perché prima devo trovarmi un lavoro. Mi hanno detto di prendermi un avvocato, ma non ne ho la possibilità».
Per avere il permesso di soggiorno bisogna avere un lavoro. Vale per tutti gli stranieri. 
«Ma per me è diverso. Non riesco a trovarlo».
Non è un bel momento per nessuno. Dove è andato a cercare lavoro? 
«Ovunque, anche nei ristoranti».
Che cosa le dicono? 
«C’è un po’ di crisi, ma secondo me hanno paura di qualcosa».
La riconoscono? 
«Qualche giorno fa ero in treno. Un uomo mi ha detto: “sei Fikri?”. Abbiamo parlato e alla fine mi ha chiesto se davvero non avevo mai conosciuto la ragazzina. Ma insomma, possibile che la gente se lo chieda ancora?».
E quando va a chiedere lavoro che cosa succede? 
«Se non mi riconoscono, quando mostro i documenti capiscono che sono io».
Qualcuno le ha mai detto o fatto capire che non la assume perché lei è Firki? 
«Ho chiesto a Padova e Treviso, anche a Bergamo. “Tu no perché sei Fikri” non lo dicono. Rispondono che non hanno lavoro da darmi, ma secondo me è una scusa. Sono andato in un’agenzia, a Padova, e la signora che ci lavora mi ha detto: “Secondo me nessuno si fida a dartelo, devi avere qualcuno che garantisca per te”».
Sì, ma nel concreto le è mai successo? 
«Proprio due giorni fa, tramite un amico, sono andato da una persona per un lavoro in un’azienda agricola, a Padova. L’amico gli aveva detto: “C’è un ragazzo che conosco e che vuole lavorare”. “Digli di venire”, gli aveva risposto lui. Ma quando mi sono presentato mi ha detto che non voleva problemi, anche perché sono senza documenti».
Ha provato a chiedere al suo ex datore di lavoro Roberto Benozzo? 
«Ci siamo sentiti anche nei giorni scorsi, ma anche lui ha poco lavoro».
Finito sotto indagine, aveva detto che gli amici si erano allontanati. E ora? 
«Ognuno ha i suoi problemi. Se vado ospite da qualcuno, a casa sua, mi tiene ma fino a un certo punto. E lo capisco».
Ritiene che queste difficoltà siano legate all’indagine sull’omicidio della bambina? 
«Non ho mai avuto problemi in Italia, ho sempre lavorato ed è andato sempre tutto bene. Poi, quando è successo questo problema qui, la mia vita è cambiata. Non è giusto che una persona si sacrifichi per qualcosa che non ha fatto e che poi lo lascino solo».
Lasciato solo da chi? 
«Dalla giustizia».
Quindi lei che cosa vuole? 
«Possibile che in questura mi dicano che per avere il permesso di soggiorno devo prendermi l’avvocato?»
Ma non le danno il permesso perché non ha un lavoro.
«Lo so. Ma il mio passato mi ha segnato».
Non ha più visto la sua fidanzata? 
«No, non l’ho più vista. È giusto che vada tutto così?»
Lei vuole stare in Italia? 
«Se passo 7 anni della mia vita in un Paese, dove ho fatto tanto per avere lavoro e documenti, non posso lasciare tutto se una cosa non l’ho fatta».
Ma se la situazione è come lei descrive, non pensato alla possibilità di ricominciare in un altro Paese dove non la conoscono? 
«Dovrei ripartire da zero e sarei un clandestino. Per fortuna per ora ho questo mio amico che mi aiuta. Ma tutto il mio passato è gratis?»
Aveva annunciato che avrebbe chiesto il risarcimento allo Stato. 
«Quello lo faccio perché ho perso molte cose, molte ma molte cose. Non l’ho ancora fatto, ma lo farò».