Yara Gambirasio, un teste da Vicenza: “Uccisa per una vendetta contro il padre”

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 Luglio 2014 18:24 | Ultimo aggiornamento: 16 Luglio 2014 18:25
Yara Gambirasio, un teste da Vicenza: "Uccisa per una vendetta contro il padre"

Yara Gambirasio, un teste da Vicenza: “Uccisa per una vendetta contro il padre”

BERGAMO – Una vendetta per motivi di lavoro nei confronti del padre di Yara: oltre a Massimo Bossetti, ora c’è un testimone di Vicenza a sostenere la stessa ipotesi. Una persona vicentina infatti confermerebbe l’ipotesi già riferita ai Pm anche dallo stesso presunto killer. Lo riferisce l’avvocato di Vicenza Agron Xhanaj, legale dell’Associazione “Vite Sospese”. Xhanay ha reso noto di ‘aver inviato ieri alla Segreteria della Dott.ssa Letizia Ruggeri – il pm che si occupa del caso – indagini difensive che conforterebbero la versione riferita dall’indagato’. “Si tratta di sommarie informazioni rilasciate da una persona del vicentino che riferisce di circostanze apprese ad una settimana di distanza dalla scomparsa di Yara – continua il legale – informazioni che coincidono con la motivazione della vendetta che l’indagato Bossetti ha fornito al Pubblico Ministero”.

“La riservatezza non mi consente di rivelare altro, neppure se si tratta di un uomo o di una donna – ha aggiunto il legale – Posso solo dire che nei giorni successivi alla scomparsa di Yara questa persona era nella zona, non per motivi di lavoro, e che è venuta a conoscenza di circostanze avvalorate anche da altre persone”.

L’ipotesi che il sequestro e l’omicidio di Yara Gambirasio fossero legati a questioni maturate nell’ambiente lavorativo del padre era già circolata subito dopo la scomparsa della ragazzina, il 26 novembre del 2010. Ma non aveva trovato riscontri nelle indagini. Nei giorni successivi alla scomparsa comunque erano stati fatti diversi sopralluoghi in cantieri della zona.      Lo stesso Bossetti, in carcere esattamente da un mese, quando ha parlato ai Pm di quell’ipotesi ha riferito voci che circolavano dopo la sparizione e dopo il ritrovamento del corpo, il 26 febbraio del 2011, nell’ambiente lavorativo del mondo dell’edilizia. “Quello che aveva da riferire la persona che si è rivolta a me non sono voci, ma circostanze un po’ più dettagliate – ha voluto precisare l’avvocato Xhanaj – Sono circostanze che aveva appreso dopo la scomparsa della ragazzina, ma in quel momento non aveva dato loro eccessiva importanza: quando ha letto che anche Bossetti aveva accennato all’ipotesi della vendetta, ha valutato quelle circostanze sotto un’ottica diversa e ha deciso di riferirle”.    L’avvocato ha infine precisato che non esiste alcun tipo di collegamento o di conoscenza tra questa persona e Bossetti.