Nadia Murad, la yazidi rapita dall’Isis: “Catturata, picchiata e venduta come schiava”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 novembre 2017 6:00 | Ultimo aggiornamento: 20 novembre 2017 20:48
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Nadia Murad, la yazidi rapita dall’Isis: “Catturata, picchiata e venduta come schiava”

ROMA – Nadia Murad, della comunità Yazidi, fu catturata, picchiata e venduta come schiava sessuale dall’Isis e ora, in un libro racconta la terrificante esperienza. Ne “The last girl: my story of captivity and my fight against the Islamic State” (L’ultima ragazza: la storia della mia prigionia e la lotta allo Stato islamico), Murad, 24 anni, parla della sua vita in un villaggio iracheno del nord, la brutale prigionia, la fuga carica di tensione e la sensazione di tradimento e abbandono nei confronti di chi non voleva aiutarla.

Murad è Yazidi, una minoranza religiosa perseguitata dai musulmani. Nel 2014, è stata una delle circa 7.000 donne giovani e ragazze catturate dai musulmani sunniti che considerano gli yazidi come adoratori del diavolo e incarnino il male. Gli uomini yazidi e le donne più anziane, compresi cinque degli otto fratelli e sua madre, furono uccisi. Le donne giovani e le ragazze erano tenute come schiave, scrive il Daily Mail.

Per Murad non è stato facile raccontare la sua storia, “ogni volta che ne parli la vivi nuovamente” ma, al contempo è “l’arma più potente che io possa usare contro i terroristi e la userò fin quando quei terroristi non saranno processati”.
L’Onu stima che nel 2014 furono arrestati e massacrati più di 5.000 yazidi e che lo Stato Islamico stava perpetrando un genocidio contro le comunità presenti in Siria e in Iraq.

A settembre, il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha approvato la creazione di una squadra investigativa per raccogliere, conservare e archiviare le prove in Iraq di azioni da parte dello Stato islamico. Amal Clooney, avvocato internazionale per i diritti umani che rappresenta Murad e ha scritto la prefazione di “The Last Girl”, sta conducendo una campagna affinché il gruppo islamico sia processato dalla Corte penale internazionale.

Murad è stata rapita a 21 anni dal villaggio di Kocho vicino a Sinjar, un’area in cui vivono circa 400.000 yazidi. Nel libro, racconta che fu catturata da una guardia. Hajji Salman la frustò e lasciò che la squadra di sentinelle, composta da sei uomini, la violentasse finché non fosse stata incosciente.

Nel corso della settimana successiva, fu passata a sei altri uomini che la violentarono e picchiarono, poi fu consegnata a una persona che aveva intenzione di portarla in Siria. A Mosul, Murad scappò saltando oltre il muro del giardino della casa del rapitore e dopo aver vagato per le strade coperta dall’abaya, il lungo camice nero indossato dalle musulmane, prese l’audace iniziativa di bussare alla porta della casa di uno sconosciuto e chiedere aiuto.
Era un rischio enorme, e in seguito apprese che sua nipote, ridotta ugualmente in schiavitù, era stata consegnata sei volte allo Stato islamico da persone a cui aveva chiesto aiuto.

“Le famiglie in Iraq e in Siria, mentre noi eravamo torturati e violentati, hanno continuato a condurre una vita normale. Ci guardavano mentre camminavamo con i rapitori, urlavamo nel mercato degli schiavi ma non hanno fatto nulla”.

Murad è stata fortunata che le persone a cui ha chiesto aiuto a Mosul l’abbiano accompagnata di nascosto nel campo profughi. Ora vuole vedere gli yadizi liberi, il rensediamento dei sopravvissuti, la rimozione delle mine antiuomo nella regione di Sinjar e il perseguimento dello Stato islamico ma, più di ogni altra cosa, dice che “voglio essere l’ultima ragazza al mondo con una storia come la mia”.

Attualmente vive in Germania ed è un’attivista per conto della comunità Yazidi. Quest’anno è diventata Ambasciatrice di buona volontà ONU per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani.

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