Aereo caduto in Etiopia, Paolo Dieci di rete Link morto. Le ultime parole: “Vado per non lasciare i miei cooperanti”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 10 marzo 2019 21:07 | Ultimo aggiornamento: 10 marzo 2019 21:07
Aereo caduto in Etiopia, Paolo Dieci di rete Link morto. Le ultime parole: "Vado per non lasciare i miei cooperanti"

Aereo caduto in Etiopia, Paolo Dieci di rete Link morto. Le ultime parole: “Vado per non lasciare i miei cooperanti”

ADDIS ABEBA – “Vado in Etiopia per non lasciare soli i miei cooperanti”. Sono state queste le ultime parole di Paolo Dieci, presidente di rete Link 2007, associazione che raggruppa 14 tra le più importanti ong italiane. C’era anche lui sul volo della Ethiopian Airlines diretto a Nairobi e precipitato domenica 10 marzo, poco dopo il decollo. 

Sull’aereo volavano 157 passeggeri, tutti morti. Tra loro altri sette italiani: l’assessore e archeologo di fama mondiale Sebastiano Tusa, i coniugi Spini e Matteo Ravasi della Onlus Africa Tremila, le giovanissime Virginia Chimenti, Maria Pilar Buzzetti e Rosemary Mumbi, che lavoravano per l’Onu.

Sabato sera, mentre era in partenza a Fiumicino, Paolo Dieci ha affidato le sue ultime parole all’amico Nino Segi, presidente emerito di Intersos. “Sono in partenza per la Somalia per far sentire ai miei cooperanti che non sono soli in questa situazione difficile. Ci sono anch’io”, gli ha detto.

Il suo programma prevedeva di raggiungere via Nairobi, la Somalia, un paese che amava molto, dove sarebbe rimasto almeno per 15 giorni. Del resto per almeno quattro mesi l’anno era in giro per il mondo, gli altri viveva a Roma con la sua amata famiglia. Quell’aereo che a 58 anni lo ha strappato alla moglie e ai suoi tre figli, “lo aveva preso decine e decine di volte” come ha spiegato Giangi Milesi, per 13 anni presidente del Cesvi, ong bergamasca. E come ha confermato lo stesso Sergi: “Lo avevo sentito – spiega – per sottoporgli un documento di lavoro e lui con la sua consueta efficienza lo aveva subito esaminato mentre era in aeroporto a Roma. Sì quell’aereo lo aveva preso tantissime volte, anche perché la Ethiopian Airlines è sempre stata considerata da tutti noi una delle più sicure linee aree a costi moderatamente contenuti”.

Paolo Dieci era anche presidente del Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli (Cisp) una delle ong “storiche” nata nel 1983. “Paolo era un uomo di grande affidabilità e di grandi capacità e aveva il dono – racconta Sergi – di trovare le soluzioni che potessero mettere insieme i vari punti di vista, era l’uomo del dialogo non dello scontro. Aveva una dedizione assoluta per il suo lavoro, ci credeva davvero nella cooperazione e nella solidarietà, nella giustizia sociale. Era una persona che ha studiato moltissimo queste tematiche e veniva ascoltato da tutti perché aveva un linguaggio semplice che tutti potevano capire; era molto stimato non solo nel nostro ambiente ma anche dai rappresentanti istituzionali”. Anche nel privato “queste sue capacità si vedevano: aveva con la moglie e i figli un rapporto straordinario”.

Nei confronti di Paolo Dieci attestati di cordoglio sono arrivati dall’Unicef, dal Forum del Terzo Settore, la cui portavoce Claudia Fiaschi lo ha definito “una tra le figure più autorevoli nel mondo delle ong”, ma soprattutto dai suoi colleghi del Cisp che hanno perso il “meraviglioso amico” e per i quali il mondo della cooperazione internazionale non può più contare su “uno dei suoi più brillanti esponenti: la società civile italiana tutta perde un prezioso punto di riferimento”.

Fonte: Ansa