Afghanistan: il fratello di Karzai è della Cia, lo rivela il New York Times

Pubblicato il 29 Ottobre 2009 9:25 | Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre 2009 9:25

Nuovo colpo di scena in Afghanistan: Ahmed Wali Karzai, il fratello del presidente, non è solo sospettato di essere coinvolto nel traffico di oppio ma risulta anche sul libro paga della Cia da almeno otto anni. La rivelazione giunge dalle colonne del New York Times: l’intelligence americana pagherebbe Karzai per una serie di servizi tra cui il reclutamento di forze paramilitari che operano al servizio della stessa Cia nella zona di Kandahar, città di origine del presidente e del fratello.

La notizia è destinata a sollevare nuove polemiche in un momento molto delicato della missione, con la Casa Bianca impegnata a rivedere la propria strategia. Le rivelazioni gettano inoltre anche ombre sui reali sforzi che l’America sta compiendo per combattere il traffico d’oppio, una delle principali fonti di finanziamento dei taleban. «Se veniamo visti come persone che coprono le spalle ai delinquenti, i nostri sforzi di conquistare l’appoggio della popolazione rischiano di essere vani», spiega il generale Michael Flynn, uno dei responsabili dell’intelligence militare in Afghanistan.

Nonostante le smentite, i legami tra Ahmed Karzai e alcuni signori della droga locali sono cosa nota. Ma non impedirebbero al fratello del presidente Hamid Karzai di prestare alla Cia servizi importanti per la gestione delle operazioni segrete in una delle aree più a rischio del Paese. Karzai, secondo il NYT, si occupa dell’organizzazione del Kandahar Strike Force, un gruppo paramilitare che viene impiegato in raid contro talebani e terroristi.

In più di un’occasione però sembra che questa forza sia stata utilizzata senza autorizzazione per condurre operazioni contro avversari politici. Karzai fornisce inoltre supporto logistico alla Cia e alle truppe dell’American Special Operations come l’affitto di un grande compound poco fuori Kandahar. «È il nostro locatore», conferma un funzionario americano al Times. È lui inoltre che mette in contatto l’intelligence con esponenti o fiancheggiatori delle stesse milizie talebane e per questo il suo ruolo è considerato da alcuni a Washington cruciale: l’amministrazione Obama punta a convincere i capi tribù anche talebani a cambiare parte.

Alla Casa Bianca è evidente un certo imbarazzo: il portavoce Robert Gibbs si limita a confermare di aver letto quanto pubblicato dal quotidiano, ma di non avere commenti da fare, alludendo al fatto che le domande dovrebbero essere rivolte direttamente alla Cia.