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Wikileaks, un computer incastra il soldato Manning. E sulla guerra afghana trapelano nuove rivelazioni

Bradley Manning

Gli investigatori che danno la caccia alla ‘talpa’ di Wikileaks hanno trovato prove concrete su computer usati dal soldato Bradley Manning che lo collegano con il maxiscoop dei 90 mila documenti segreti sulla guerra  in Afghanistan. Lo scrive il Wall Street Journal.

Manning, che ha 22 anni e prima di essere arrestato lavorava nella divisione intelligence dell’Esercito a Baghdad, è stato trasferito ieri negli Usa dalla base in Kuwait dove era detenuto da quasi un mese, ha annunciato un portavoce dell’esercito. ”L’Esercito ha trasferito Manning dalla Theater Field Confinement Facility in Kuwait alla base dei Marine di Quantico in Virginia il 29 luglio”, ha detto il portavoce Bryan Woods.

Accuse preliminari depositate il 5 luglio collegavano Manning con il video top secret di una strage di civili a Baghdad in cui era rimasto ucciso un cameraman della Reuters. Il soldato era stato accusato anche di avere scaricato oltre 150 mila files e diffuso circa 50 cablogrammi diplomatici in violazione dei codici militari.

Nel frattempo, nuove rivelazioni arrivano dai documenti militari sulla guerra in Afghanistan diffusi dal sito Wikileaks: un signore della guerra del sud, pagato dagli australiani della forza Nato per proteggere i convogli Nato dai talebani, avrebbe attaccato uno di questi convogli per estorcere altro denaro. Lo riferisce la Tv australiana Abc. I circa 1.500 militari australiani sono di base nella provincia meridionale di Uruzgan, da cui le truppe olandesi si sono appena ritirate, e operano in alleanza con il signore della guerra Matiullah Khan, che con la sua milizia privata di 2.000 armati riscuote milioni di dollari l’anno per proteggere i convogli della Nato su una delle strade più pericolose.

Secondo uno dei rapporti di intelligence, nel novembre 2009 gli uomini di Matiullah furono sorpresi mentre tentavano di estorcere denaro a un convoglio di carburante, sulla stessa strada che erano pagati per proteggere. Secondo il resoconto, il convoglio fu fermato da un gruppo di un centinaio di insorti armati di mitra pesanti, che chiesero il pagamento di 3.000 dollari per ogni autocisterna. Dopo un po’ divenne chiaro che non erano insorti, ma uomini di Matiullah. Le forze Usa mandarono due elicotteri e un convoglio blindato per negoziare, ma il warlord si rifiutava, sostenendo di aver bisogno del denaro per condurre le sue operazioni. Solo dopo sei ore e molte telefonate a funzionari governativi a Kabul, il convoglio poté ripartire senza pagare.

Il dipartimento della Difesa australiano non commenta il presunto tentativo di estorsione da parte di Matiullah Khan, ma dice solo di ritenerlo un personaggio influente nella comunità di Uruzgan e che per questa ragione le truppe australiane collaborano con lui.

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