Afghano fermato a Bardonecchia: video decapitati su telefono

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 Novembre 2015 11:07 | Ultimo aggiornamento: 28 Novembre 2015 11:07
Afghano fermato a Bardonecchia: video decapitati su telefono

Afghano fermato a Bardonecchia: video decapitati su telefono

TORINO – Lo hanno fermato alla frontiera italo-francese di Bardonecchia, su un treno Tgv della tratta Parigi-Milano, per il possesso di 23 schede sim e di telefonini su cui erano salvate foto di guerra in Siria e Iraq, una delle quali ritraeva due miliziani con sei teste appena tagliate. E lo screenshot di un bonifico di 2000 sterline inviate ad un conto criptato in Inghilterra.

Il giovane, un afghano di 22 anni, si chiama Nassim Lagani. Era stato arrestato per ricettazione ma in seguito è stato scarcerato dal gip perché non è stato possibile accertare il reato. E’ ora recluso al Cie di Torino in attesa di accertamenti. La vicenda risale ai giorni scorsi e oggi, sabato 28 novembre, è stata rivelata dal quotidiano La Stampa.

“Il mio cliente – ha spiegato l’avvocato d’ufficio Andrea Battisti – non è stato in grado di dire dove e come aveva trovato o acquistato i cellulari”. Il ventiduenne ha raccontato di avere vissuto dieci anni a Londra e avere deciso di trasferirsi a Roma per chiedere asilo politico. “Ero fuggito dal mio Paese – ha detto al giudice – perché ho uno zio talebano e voleva obbligarmi a combattere”.

Massimo Numa sulla Stampa riporta la serie di incongruenze emerse durante l’interrogatorio:

Non parla inglese, né italiano. Ma solo la lingua Pashtun. Ha aggiunto di essere analfabeta ma gestiva diverse chat sui suoi telefoni. L’avvocato Battisti spiega che, per condurre l’interrogatorio, è stato necessario trasferire sotto scorta da Roma a Torino un interprete.

«Gli hanno chiesto dove avesse risieduto in tutti questi anni a Londra, e con chi. Ha risposto di non ricordarselo, di non saperlo». Uno dei telefoni, quello che conteneva la foto del bonifico di 2000 sterline, afferma di averlo raccolto per strada.

«Ho svolto la funzione di difensore rispettando la deontologia professionale – dice Battisti – però come uomo e cittadino sono rimasto francamente stupito di questa situazione».