Alexei Navalny, sequestrati conti e appartamento a Mosca

di redazione Blitz
Pubblicato il 24 Settembre 2020 19:36 | Ultimo aggiornamento: 25 Settembre 2020 8:31
Alexei Navalny, sequestrati conti e appartamento a Mosca

Alexei Navalny, sequestrati conti e appartamento a Mosca (Ansa)

Sono stati sequestrati i conti correnti e l’appartamento di Mosca dell’oppositore russo Alexei Navalny, appena uscito dal coma in seguito ad un presunto avvelenamento

L’oppositore russo Alexei Navalny è fuori dal coma a Berlino. E in un attimo da Mosca arriva la notizia del sequestro dei conti correnti di Navalny e del suo appartamento nella capitale. Sotto sequestro a seguito della causa intentata e vinta dall’oligarca Yevgeny Prigozhin. Colui che il presidente russo, Vladimir Putin, ha definito “il nostro George Soros”.

Prigozhin era già stato sanzionato da Stati Uniti e Unione europea per le sue attività legate alla ‘fabbrica dei troll’ e alla compagnia d’armi privata Wagner. Nei giorni scorsi aveva annunciato che avrebbe “rovinato” Navalny se fosse sopravvissuto all’avvelenamento. 

Lo scontro tra Navalny e Prigozhin

A inizio 2019 il Fondo Anti-Corruzione (FBK) di Navalny aveva pubblicato un’indagine in cui indicava la società di catering alimentare Moskovsky Shkolnik come di proprietà Prigozhin (che ha negato). L’aveva inoltre accusata di aver provocato un’epidemia di dissenteria negli asili e nelle scuole di Mosca nel dicembre precedente.

La società ha fatto causa e nell’ottobre del 2019 il tribunale ha condannato FBK a pagare 88 milioni di rubli di danni (circa un milione di euro al cambio attuale). Non solo.

Anche Navalny e l’avvocato del Fondo e attivista Lyubov Sobol sono stati condannati in solido. Infine, lo scorso agosto è venuto fuori che Prigozhin in persona aveva acquistato il credito dalla Moskovsky Shkolnik – ovvero dalla società che aveva negato di possedere – per poter rivalersi personalmente su Navalny e soci. Cosa che è puntualmente avvenuta. I conti di FBK e di Sobol sono stati bloccati. E ora è toccato a Navalny.

“Invece di schierarsi con i bambini, il tribunale si è schierato con Prigozhin”, ha commentato l’addetta stampa di Navalny Kira Yarmysh su Twitter. “Di conseguenza hanno sequestrato i beni e l’appartamento di una persona che era in coma”, ha aggiunto. Yarmysh ha poi precisato che l’oppositore russo, che ha moglie e due figli, potrà ancora vivere nell’appartamento ma non potrà “venderlo, donarlo, affittarlo o ipotecarlo”.

Una vendetta personale

Una vendetta evidentemente personale. Prigozhin, infatti, mentre Navalny era ancora in terapia intensiva allo Charité aveva effettuato un bonifico all’ospedale berlinese per finanziare le cure dell’oppositore. “Mi deve molti soldi, deve guarire”, aveva fatto sapere attraverso il suo ufficio stampa.

Una spacconata. Che la clinica tedesca ha ignorato, rifiutando la transazione. Navalny ha promesso di tornare in Russia non appena la sua salute lo permetterà. Ma per ora resta in Germania, dove sta continuando la sua riabilitazione.

Il braccio di ferro tra il Cremlino e il resto del mondo intanto va avanti. Mosca, che nega l’avvelenamento, ha chiesto alla delegazione tedesca presso l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche di fornire “informazioni esaustive” sul cosiddetto caso Navalny e in particolare “i risultati di analisi, biomateriali e altri campioni clinici in possesso del governo federale”. Il tutto entro dieci giorni, come da regolamento. (Fonte: Ansa)