Allarme salmonella negli Usa per la carne di pollo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 agosto 2018 5:30 | Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2018 22:18
Salmonella, allarme negli Usa per la carne di pollo

Allarme salmonella negli Usa per la carne di pollo

WASHINGTON – Negli Stati Uniti è allarme salmonella e responsabile della diffusione del batterio sarebbe la carne di pollo. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Secondo un recente rapporto del Centers for Disease Control and Prevention, la carne del volatile scatena malattie di origine alimentare più di qualsiasi altro cibo.

Nel 2015, l’US Department of Agriculture’s Food Safety and Inspection Service (FSIS), l’agenzia governativa che sovrintende alla sicurezza del rifornimento di carne negli Stati Uniti, ha introdotto un nuovo regime di controlli nei centri di macellazione al fine di ridurre il rischio salmonella per i consumatori. Sembra, tuttavia, senza molto successo, scrive motherjones.com: secondo i dati diffusi a giugno, più di un terzo dei centri del Paese non starebbe attualmente rispettando gli standard di sicurezza.

Per anni il programma di sperimentazione sulla salmonella del FSIS si è concentrato sui polli interi macellati, spennati e puliti ma non ancora tagliati in pezzi. Ma l’80% del pollo in vendita negli Stati Uniti è già confezionato e diviso in ali, cosce, ecc. e i dati dell’agenzia hanno mostrato che il livello di contaminazione da salmonella tende a essere molto più alto sulle parti tagliate che sul pollo intero. Per questo motivo, nel 2016 ha iniziato a testare regolarmente cosce, ali e petti di pollo selezionati a caso nei macelli, stabilendo per la salmonella un tasso “massimo accettabile” al 15,4%.

Al 30 giugno 2018, secondo l’ultimo rapporto della FSIS, il 35% dei 154 grandi stabilimenti di macellazione di polli degli USA, che sfornano la stragrande maggioranza delle cosce e petti di pollo in vendita già confezionati nei supermercati, non è riuscito a soddisfare lo standard del servizio di ispezione per i test effettuati sulle parti di pollo nelle 64 settimane precedenti. Considerando che un terzo delle grandi strutture di macellazione non sono conformi, non sorprende sapere che il meccanismo per far rispettare lo standard è piuttosto vago, commenta motherjones.com. “FSIS non valuta le multe”, ha detto una portavoce dell’agenzia.

Quando una struttura ottiene lo status di categoria 3, l’FSIS fa una notifica all’azienda interessa che “dovrà prendere in considerazione i dati per il sistema di sicurezza alimentare e agire di conseguenza”. Se la società non intraprende azioni correttive a distanza di 90 giorni dalla notifica, l’agenzia “valuta se siano necessarie ulteriori misure”. Il che può includere la sospensione, di fatto la chiusura dell’impianto.

Thomas Gremillion, esperto di sicurezza alimentare e direttore del Food Policy Institute della Consumer Federation of America, sostiene che dai risultati emerge quanto “l’approccio normativo statunitense sia del tutto inadeguato”. E i dati del FSIS indicano che il problema della salmonella potrebbe peggiorare.

Secondo un’azienda avicola, la Sanderson, per eliminare il rischio salmonella e altri agenti patogeni che si trovano spesso sul pollo è sufficiente cuocerlo. Ma, commenta motherjones.com, cucinare il pollo non mette al riparo dalla salmonella: la contaminazione crociata tra alimenti, ad esempio usare la stessa tavola e lo stesso coltello con cui è stato tagliato il pollo per affettare le carote, è probabilmente una delle cause più comuni di avvelenamento da salmonella. Un recente studio della FSIS ha rilevato che negli USA persone addette al taglio del pollame “il 97% delle volte, non ha lavato le mani in modo adeguato”.

Il Food and Drug Administration ha rilevato che “dai dati disponibili negli ultimi cinque anni, in media 1 su 5 ceppi di salmonella trovati nei negozi di alimentari, il pollo era resistente all’amoxicillina, un tipo di penicillina”, il che fa dedurre che per i medici è sempre più difficile curare le infezioni derivanti dal sempre più diffuso agente patogeno.