Turchia, Istambul. Gezi Park: polizia espugna con blindati e idranti

Pubblicato il 16 Giugno 2013 4:23 | Ultimo aggiornamento: 16 Giugno 2013 0:29
Turchia, Istambul. Gezi Park polizia espugna con blindati e idranti

Recep Erdogan: braccio di ferro

ANKARA – La tensione è tornata alta a Istambul e in tutta la Turchia, dopo che sabato sera il premier Recep Tayyip Erdogan ha ordinato alla polizia di prendere d’assalto Gezi Park, sgomberando con la forza quello che a Istanbul era diventato il simbolo della protesta anti-governativa che aveva visto scendere in piazza nei giorni scorsi in tutto il paese decine di migliaia di giovani.

Secondo il racconto di Francesco Cerri, dell’agenzia Ansa,

centinaia di agenti anti-sommossa, appoggiati da mezzi blindati e idranti, sotto una raffica di candelotti lacrimogeni, alle nove di sera hanno attaccato la cittadella costruita dagli ‘indignados’ turchi nel parco, la cui distruzione annunciata aveva scatenato due settimane fa le prime proteste.

La feroce repressione della polizia aveva poi esteso a tutto il paese la ‘rivolta’, trasformandola in contestazione contro il potere autoritario di Erdogan. Poco prima del blitz nel parco simbolo della rivolta anti-Erdogan dei giovani turchi, davanti a decine di migliaia di sostenitori convocati ad Ankara dal suo partito islamico Akp il premier aveva lanciato un ultimatum agli occupanti di Gezi: intimando loro di andarsene subito, altrimenti la polizia avrebbe saputo ”cosa fare”. Due ore dopo l’assalto. Gli agenti sono intervenuti con estrema brutalita’.

Ci sono stati numerosi feriti e arresti, hanno riferito diversi manifestanti su twitter. Al momento dell’attacco nel parco c’erano, stando alle immagini di Halk tv, anche diversi bambini. Un giovane sarebbe stato investito da un blindato della polizia e sarebbe grave. Le ambulanze, secondo i dimostranti, non sono state autorizzate a entrare nel parco.

L’accesso a Gezi è stato vietato anche ai giornalisti. Subito dopo la conquista della zona da parte delle forze anti-sommossa, sono entrate in azione le ruspe della polizia che hanno iniziato a smantellare tende e strutture costruite dagli ‘indigandos’.

Il blitz ordinato da Erdogan riaccende la tensione nel paese. La piattaforma Taksim che riunisce i 116 movimenti della protesta ha convocato una manifestazione domani pomeriggio a Taksim, proprio mentre il partito di Erdogan terra’ un secondo comizio, che spera di trasformare in una oceanica prova di forza dei suoi sostenitori, pure a Istanbul. Su twitter i manifestanti hanno lanciato dal canto loro un appello perche’ su Piazza Taksim ci sia domani un milione di oppositori.

Alla notizia dell’assalto contro Gezi Park, migliaia di manifestanti sono accorsi verso Taksim, ma sono stati bloccati dalla polizia. Concerti di protesta di clacson e pentole sono scattati nella megalopoli del Bosforo, a Ankara, a Smirne e in altre città. Nella capitale, migliaia di manifestanti si sono riuniti nel Kugulu Park, altro luogo simbolo della protesta dei giovani turchi.

Dopo l’apparente distensione di venerdì – Erdogan aveva promesso di non toccare il parco prima della decisione finale dei tribunali – sabato si è quindi tornati al muro contro muro. Gli irriducibili di Gezi questa mattina avevano respinto l’intimazione di Erdogan, rifiutando di andarsene, e annunciando anzi una nuova mobilitazione in tutto il Paese ”contro ogni ingiustizia”.

E durante la giornata, migliaia di persone li avevano raggiunti a Piazza Taksim. Ora, dopo il raid, due grandi sindacati di sinistra, il Kesk e il Disk, hanno lanciato un appello per uno sciopero generale. Secondo la stampa vicina al governo, almeno 100mila sostenitori del premier si sono riuniti d’altro canto oggi stesso a Sincar, alla periferia di Ankara, per esprimere appoggio a Erdogan.

Dinanzi a loro, il premier ha rilanciato la tesi del complotto contro il suo governo che si nasconderebbe dietro la protesta dei giovani, accusando ”lobby finanziarie”, potenze straniere, stampa estera e il principale partito di opposizione, il Chp. Dall’inizio della rivolta tre giovani manifestanti sono morti, 5mila sono stati feriti e 11 hanno perso la vista. Condanne della repressione della polizia sono arrivate da mezzo mondo, in particolare da Ue e Usa. .