Antartide. Nave russa resta bloccata, in arrivo australiana Aurora Australis

Pubblicato il 29 dicembre 2013 10:07 | Ultimo aggiornamento: 29 dicembre 2013 10:07

shipAUSTRALIA, SYDNEY – Una lunga attesa. E viaggiano su Twitter il nervosismo e la delusione di Chris Turney, docente di cambiamento climatico alla australiana New South Walles University e capo della spedizione della nave da ricerca russa Akademik Shokalskiy, che da giorni resta bloccata dai ghiacci dell’Antartide. In alcune foto postate dai ‘passeggeri’ (74 persone tra equipaggio, scienziati, studenti e turisti), si vede all’orizzonte la rompighiaccio cinese Snow Dragon che, arrivata a 6 miglia e mezzo dalla nave, nella notte è stata costretta a tornare indietro, accrescendo l’impazienza dell’equipaggio.

E ora tutte le speranze sono riversate sull’australiana Aurora Australis, che dorebbe arrivare sabato in serata, mentre anche la rompighiaccio francese Astrolabe, che ha rinunciato alla missione perchè più piccola delle altre, resta in zona perchè dotata di un elicottero. Fino a poco prima di Natale a bordo della nave russa c’erano anche due italiani, Umberto Binetti, 26 anni, biologo laureato a Pisa che oggi lavora in Gran Bretagna, e Andrea Torti microbiologo laureato a Pavia, oggi ricercatore ad Aarhus, in Danimarca. I due scienziati figurano infatti sulla lista dei partecipanti sul sito della spedizione ‘The Spirit of Mawson’ – dal nome dell’esploratore australiano Douglas Mawson che un secolo fa percorse la stessa rotta – ma i due italiani hanno percorso solo la prima delle due tappe della nave russa.

”Mio figlio era lì fino a una quindicina di giorni fa. Adesso è a casa e partirà lunedì per la Danimarca”, ha detto il padre di Torti. ”Io ero con Andrea nella precedente missione e siamo sbarcati insieme l’8 dicembre. Sono in Puglia in questo momento”, ha spiegato Binetti. Altri quattro ricercatori italiani si trovano invece a bordo dell’Aurora Australis, la nave di soccorso attesa sabato nel tardo pomeriggio nello specchio di mare delle operazioni.

Si tratta di Francesco D’Alessio dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf)-Osservatorio Astronomico di Roma, Giuseppe Camporeale e Paolo Zini dell’Enea e Giulio Esposito del Cnr. I quattro erano rimasti a terra per circostanze fortuite nella base italo-francese di Concordia: quando poi sono saliti a bordo della rompighiaccio australiana per rientrare, l’Aurora è stata chiamata in soccorso dell’Akademik e ha dovuto cambiare rotta, rendendoli parte delle operazioni di soccorso. Il team scientifico a bordo della nave russa aveva lasciato la Nuova Zelanda il 28 novembre con l’obiettivo di ripercorrere la rotta della spedizione antartica seguita da Mawson tra il 1911 e il 1914 che fu “il primo studio completo della vasta regione tra il sud dell’Australia e la Nuova Zelanda”, si legge sul sito.

Poi la notte di Natale una tempesta ha colto l’Akademik Shokalskiy e il ghiaccio le si è “chiuso intorno”, bloccandola a circa 100 miglia dalla base francese di Dumont D’Urville. Nonostante la delusione nel vedere la Snow Dragon avvicinarsi per poi fare macchina indietro, e l’incertezza sull’arrivo dei prossimi soccorsi, il morale a bordo sembra alto. Almeno da quanto ‘postano’ i passeggeri sui vari social network. “Ciao mamma e papà, qui tutto bene”, racconta in un video Patrick Bevan, che su Youtube ha tenuto un diario per immagini della spedizione. Sul ponte della nave Pat, come lo chiamano gli altri membri del gruppo, si mostra sorridente e rassicurante e racconta di attività quotidiane più o meno ‘normali’: “Siamo tornati sul ghiaccio e ho anche fatto fitness”. Ma poi ammette: “Non vedo l’ora di aggiornarvi di persona quando tornerò a casa”.
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