Cina, Steve Jobs difende la Foxconn: “Non è una fabbrica di schiavi”

Pubblicato il 2 Giugno 2010 16:36 | Ultimo aggiornamento: 2 Giugno 2010 17:50

Steve Jobs

Steve Jobs, fondatore e presidente della Apple Computer, ha spezzato oggi una lancia in favore della Foxconn, l’impresa nella cui fabbrica di Foshan, nel sud della Cina, dieci lavoratori si sono suicidati nei mesi scorsi mettendo in luce le dure condizioni di lavoro nella regione chiamata “la fabbrica del mondo”.

Secondo Jobs, “non è una fabbrica di schiavi”, mentre la stessa Foxconn il 2 giugno ha annunciato un aumento degli stipendi del 30 per cento.

Intervenendo nel convegno All Things Digital, in California, il fondatore della Apple, per la quale la Foxconn produce componenti, ha affermato che si tratta di “una situazione difficile”.

“In questo momento – ha proseguito – stiamo cercando di capire, prima di affrontare direttamente il problema e dire che abbiamo trovato la soluzione”.

Nessuno è riuscito finora a spiegare l’ondata di suicidi, che si è verificata in un momento nel quale altre agitazioni sono in corso nelle provincie meridionali del Guangdong (a ridosso di Hong Kong) e dello Zhejiang (nei pressi di Shanghai), che sono la culla dell’industria manifatturiera, il cuore del miracolo economico cinese.

La Honda, la casa automobilistica giapponese la cui fabbrica di Foshan, sempre nel sud della Cina, è stata bloccata per due settimane da uno sciopero dei suoi 1.900 operai, ha annunciato ieri di aver proposto ai suoi dipendenti un aumento di salario del 24 per cento.

Gli operai sono tornati oggi al lavoro affermando però che si riservano di valutare l’offerta ufficiale dell’azienda, che verrà presentata venerdì prossimo.

Circa metà degli operai della fabbrica di Foshan sono stagisti, ovvero studenti delle scuole professionali ai quali è richiesto un periodo di lavoro per ottenere il diploma, e sono pagati 900 yuan (circa 108 euro) al mese. Gli operai più qualificati sono pagati 1.380 yuan (166 euro) al mese.

Gli scioperanti hanno chiesto un aumento secco di 800 yuan al mese per tutti i lavoratori e la sostituzione del presidente del sindacato ufficiale, l’unico autorizzato a operare in Cina.

Anche lo stipendio attuale degli operai della Foxconn è di 900 yuan al mese. La fabbrica di Foshan produce componenti per altre multinazionali, come la Dell Computer e la Sony.

Gli operai che lavorano in queste fabbriche sono in genere immigrati dalle regioni più povere della Cina. Alcune imprese, tra cui la Foxconn forniscono ai loro dipendenti vitto e alloggio in edifici prefabbricati.

Secondo Geoffrey Crothall, uno dei curatori del China Labour Bulletin di Hong Kong, “a Shenzhen (dove si trova la fabbrica della Foxconn) un salario minimo di 2.000 yuan è assolutamente necessario”.

Oggi per la prima volta si è avuta notizia di proteste operaie anche a Shenyang, una città industriale nel nordest della Cina. Un sindacalista del locale impianto della catena americana di fast food Kfc ha affermato oggi di aver chiesto alla direzione aumenti salariali e di non aver avuto finora risposta.