Armeni, Usa: “Massacro è fatto storico”. Erdogan al Papa: “Non ripeta errori”

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 Aprile 2015 1:05 | Ultimo aggiornamento: 15 Aprile 2015 11:14

WASHINGTON –  “Il massacro degli armeni è un fatto storico e come tale va riconosciuto”. A ripeterlo tre giorni dopo le parole di Papa Francesco che hanno fatto infuriare il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, è il governo degli Stati Uniti, per bocca della portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Marie Harf

“Il presidente Obama e altri alti esponenti dell’amministrazione hanno più volte riconosciuto che 1,5 mln di armeni furono massacrati negli ultimi giorni dell’impero ottomano e che un pieno, franco e giusto riconoscimento dei fatti è nell’interesse di tutti. Della Turchia, dell’Armenia e dell’America”.

Harf ha poi sottolineato che

“Uno dei principi che ha guidato il lavoro dell’amministrazione (Usa) in questo campo e nella prevenzione delle atrocità è che le nazioni sono più forti e progrediscono riconoscendo e tenendo conto degli elementi dolorosi del loro passato”.

Parole forti che giungono dopo l’avvertimento-condanna di Erdogan a Papa Francesco a “non ripetere il suo errore”, rialzando così il livello della polemica nata tre giorni fa, quando Papa Francesco ha ricordato il milione e mezzo di armeni uccisi a inizio del secolo scorso. E lo ha fatto usando un termine tabù per i turchi: “genocidio”, ovvero l’azione programmata dello sterminio di massa condotto su base etnica.

Ankara è però sempre più isolata in Europa e mercoledì il Parlamento europeo si schiererà con il Papa: alla vigilia del voto su una mozione comune, tutti i gruppi parlamentari hanno presentato documenti di condanna del “genocidio armeno”, chiedendo che tutti gli stati membri e la stessa Turchia lo riconoscano ufficialmente. In particolare, una mozione targata Ppe invita i paesi Ue che ancora non l’hanno fatto a riconoscere il genocidio di un milione e mezzo di cristiani armeni e la Turchia a “venire a patti con il suo passato”.

Ma se la polemica con Bergoglio è almeno in parte strumentale in vista delle elezioni, il vero timore ora è che anche Obama, dopo il Papa, riconosca prima del centenario del 24 aprile lo sterminio dei armeni massacrati per ordine del governo dei giovani turchi. L’ambasciata a Washington e diverse organizzazioni “lavorano duramente per prevenire questo scenario” scrive Hurriyet. Anche con minacce velate, avvertendo che Washington potrebbe “perdere il più importante alleato nella regione”.

Nella questione è intervenuto anche il segretario generale dell’Onu Ban ki Moon che attraverso un portavoce ha fatto sapere di considerare il massacro degli armeni un “crimine atroce”, ma senza usare la famigerata parola genocidio. La memoria e la costante cooperazione tra gli armeni e i turchi “mirata a stabilire la realtà dei fatti dovrebbe rafforzare la nostra comune determinazione a prevenire la reiterazione in futuro di simili atroci crimini”, ha aggiunto.

La crisi con il Vaticano, prevede la stampa turca, non dovrebbe essere breve. Secondo diversi analisti, è funzionale agli interessi del partito islamico Akp, quellodel presidente Erdogan, in vista delle cruciali elezioni politiche di giugno in quanto richiama e ricompatta un elettorato nazionalista che veniva dato in allontanamento. Pertanto, secondo alcuni quotidiani, l’ambasciatore presso la Santa Sede potrebbe non tornare a Roma prima del voto del 7 giugno. E neppure sono escluse nuove misure muscolari turche, come la sospensione della cooperazione culturale.

Con i soliti toni rocciosi, Erdogan se l’è presa senza alcun riguardo con il leader mondiale della Chiesa cristiana. “Quando dirigenti politici, religiosi, assumono il compito degli storici, ne deriva delirio, non fatti”, ha accusato esprimendo la sua delusione. Dopo la sua visita in Turchia in novembre, pensavo “che (papa Francesco) fosse un politico diverso”, ma le sue parole – ha motivato – “mostrano una mentalità che non è quella di un leader religioso”.

La stampa turca vicina al governo islamico continua intanto a scagliarsi contro il Papa, soffiando sul fuoco della polemica. Takvim, che ieri lo aveva paragonato a un “pappagallo” che ripeterebbe le “bugie” di Erevan, ha sostenuto oggi che la diaspora armena avrebbe pagato 25 miliardi di dollari alla Santa Sede il riconoscimento del genocidio. Yeni Akit invece ha accusato il mondo cristiano di essere responsabile di numerosi genocidi del passato, dal “massacro di 8 milioni di indiani americani” al “genocidio perpetrato dai francesi in Algeria” e alle “brutali uccisioni da parte degli italiani in Libia”.