Dalla parte di Assad: i cristiani in Siria sostengono il presidente

Pubblicato il 28 settembre 2011 19:15 | Ultimo aggiornamento: 28 settembre 2011 19:20

Bashar al Assad su un manifesto in Siria (Ap/Lapresse)

DAMASCO – Gli ultimi dati dell’Onu parlano di almeno 2700 vittime in pochi mesi dalla prima rivolta di marzo a Dara’a, eppure i cristiani in Siria stanno dalla parte del presidente Bashar al-Assad, combattuto per le strade e criticato sulla carta stampata per la repressione delle proteste.

Rappresentano almeno il 10 per cento della popolazione siriana e stanno con lui.

Credono che resterà in sella, non vogliono un nuovo Iraq, temono di dover fuggire e soprattutto di trovarsi di fronte a uno Stato che non li protegge più.

La loro paura più grande è quella di sentirsi soli in un Paese che sente sempre di più la spinta musulmana.

In Siria però non è detto che i movimenti islamisti abbiano la meglio su quelli più moderati, non c’è alcuna notizia certa che i promotori delle agitazioni di piazza siano interessati a ribaltare il regime per costruirne uno estremista.

I cristiani però sono in fermento, da buoni conservatori temono un cambiamento. Se a fare le riforme che la Siria chiede da mesi non fosse Assad, per loro le carte in tavola non sarebbero più le stesse.

In Siria tutti i cristiani sono compatti, stanno con Assad che storicamente, come la sua famiglia, li tiene in buona considerazione. A differenza della Libia, dalla parte musulmana non ci sono clan tribali che devono ripartirsi il potere, chi protesta è musulmano di nascita, ma la rivolta è indipendente dall’identità religiosa.

Per i cristiani però chi ce l’ha con Assad è solo “prezzolato e asservito a interessi stranieri”, come sostiene il vescovo caldeo di Aleppo mons. Antoine Audo. Secondo lui sono i media internazionali a esagerare la crisi in Siria e descrive un Paese molto diverso da quello che invece i giovani vogliono cambiare.

“Il 90 per cento della popolazione ama il nostro presidente e sta con il governo, come ha sempre fatto negli ultimi 20-40 anni. In definitiva il giudizio sulla Siria può essere positivo: abbiamo università e un buon sistema di istruzione. Certo, il gran numero di giovani laureati in cerca di un’occupazione è un problema reale, ma di ordine economico. Credo che nei prossimi mesi ci lasceremo questo momento di crisi alle spalle”.

Su facebook, come fa notare il New York Times, ci sono altri cristiani che si sfogano così: “Cos’è la libertà? Pensate che una volta caduto il regime di Assad ognuno potrà fare quello che vuole? Questa è libertà? Poi ognuno di voi potrebbe rimanere inchiodato a casa a lamentarsi perché non può più uscire”.

La rappresaglia settaria, quella interreligiosa, la possibile guerra dei sunniti è ciò che ora più di tutto crea ansia e che fa sostenere incondizionatamente Assad “l’annientatore delle folle” dai cristiani.