Attacco hacker a Sony: rubati 5 film. Forse vendetta di Kim Jong-un

di redazione blitz
Pubblicato il 2 Dicembre 2014 15:31 | Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre 2014 15:31
Attacco hacker a Sony: rubati 5 film. Forse vendetta di Kim Jong-un

In primo piano Kim Jong-un. Sullo sfondo James Franco e Seth Rogen

PYONGYANG – Potrebbe esserci la regia nordcoreana dietro il cyber attacco alla Sony del 24 novembre scorso. L’episodio, secondo quanto riportato da alcuni media sudcoreani, non sarebbe sganciato dal prossimo rilascio del film The Interview, al cinema in Usa e Canada tra tre settimane, che narra la storia di James Franco e Seth Rogen, nei panni rispettivamente di un giornalista di talk show e del suo direttore, incaricati dalla Cia di assassinare il leader nordcoreano Kim Jong-un grazie a un’intervista concordata.

Il sospetto, in altri termini, è che possa trattarsi della rappresaglia contro il film non gradito al leader di Pyongyang. Al rilascio del trailer a giugno, la reazione del ministero degli Esteri nordcoreano fu immediata:

“Se l’amministrazione Usa sarà connivente e patrocinerà la proiezione del film, saranno prese contromisure forti e spietate”.

E ancora:

“La diffusione di una pellicola del genere, con un attacco alla nostra leadership più alta, è un imperdonabile atto di terrorismo e di guerra, ed è assolutamente inaccettabile”.

Fbi e Department of Homeland Security sono già al lavoro per cercare di risalire ad eventuali responsabilità da parte di Pyongyang. Il film uscirà in Usa e Canada il giorno di Natale, e in 63 altri paesi (Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina) il prossimo anno, ma non in Corea del Sud per il timore di danneggiare le relazioni intercoreane.

Gli hacker, dopo l’attacco, hanno lasciato un’immagine di uno scheletro rosso firmandosi G.O.P., acronimo di Guardiani della Pace, minacciando la diffusione di dati “classificati” della Sony. L’intelligence di Seul ha stimato di recente che la Unit 121, la cellula d’elite del governo di Kim Jong-un, abbia almeno 1.200 hacker professionisti, all’interno delle quasi 6.000 unità, doppie rispetto a due anni fa, che fanno capo al potente General Bureau of Reconnaissance. Negli ultimi anni, secondo il governo sudcoreano, dal Nord sono stati utilizzati malware e virus attraverso i messaggi di posta elettronica per attaccare istituzioni militari, banche, agenzie governative, emittenti televisive e media.