Attentati Parigi, i misteri: armi, passaporto, pista belga..

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 Novembre 2015 9:52 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2015 11:21
Attentati Parigi, i misteri: armi, passaporto, pista belga..

Attentati Parigi, i misteri: armi, passaporto, pista belga..

PARIGI – Quel che è accaduto a Parigi, venerdì 13 novembre, è ancora avvolto da un alone di mistero. Ancora molti i nodi da sciogliere e pochi i dettagli sinora emersi dalle indagini. Quel che è certo è che gli attentatori hanno agito da veri e propri professionisti del terrore: commandos ben addestrati, capaci di sparare a sangue freddo contro persone inermi. Sul campo hanno lasciato 128 corpi, centinaia di feriti, di cui 99 in condizioni gravi. Guido Olimpio, sul Corriere della Sera, ci aiuta a far luce sul mosaico sinora emerso dal lavoro investigativo. Pochi elementi, per ovvie ragioni di sicurezza.

ATTENTATORI – Il commando della morte che venerdì 13 novembre ha terrorizzato e fatto strage a Parigi era composto da otto persone. Per gli investigatori francesi 3 kamikaze hanno agito allo stadio, un altro si è fatto saltare in un ristorante, 3 sono stati coinvolti nell’assalto al teatro. Un altro sarebbe l’artificiere che ha costruito gli esplosivi. Finora ne sono stati identificati tre. Tre francesi, tre fratelli, di cui uno in fuga. Si tratta di Abdeslam Salah, belga. La procura di Bruxelles ha emesso un mandato d’arresto internazionale. E’ stata diffusa una foto dell’uomo.  L’8/o terrorista di Parigi è sfuggito a un controllo alla frontiera franco-belga alle 8 del mattino di sabato. Lo si apprende da fonti dell’inchiesta. La polizia avrebbe lasciato andare l’auto a Cambrai poiché la segnalazione dell’uomo non era ancora attiva. Quando l’avviso è arrivato, gli agenti hanno raggiunto l’auto a Molenbeek, ma lui era scomparso. Ora è ricercato in Belgio.Il secondo era il kamikaze che si è fatto saltare nel ristorante di boulevard Voltaire. Omar Ismaïl Mostefaï , francese, 29 anni, nato in una periferia di Parigi e forse addestrato in Siria nel 2014. Otto condanne per reati minori, mai un giorno di carcere. La polizia lo ha identificato grazie all’impronta digitale di un dito indice, unica parte del corpo rimasta intatta visto che si è fatto saltare in aria con un giubbotto carico di esplosivo al Bataclan. Secondo il quotidiano francese  Le Monde, resta poi il giallo sul ritrovamento di un’auto con 3 mitra a Montreuil: l’ipotesi è che qualcuno sia riuscito a scappare. Nelle ultime ore si è parlato della caccia ad una o più persone coinvolte nell’assalto.

PASSAPORTO – Su uno dei kamikaze dello stadio è stato trovato un passaporto da rifugiato siriano, molto probabilmente falso. Sul documento figura il nome di Ahmad Almohammadavrebbe 25 anni, essendo nato il 10 settembre 1990. Il 7 ottobre scorso è entrato in Serbia dalla Macedonia al centro di accoglienza di Presevo, dove è stato regolarmente registrato. Secondo il quotidiano serbo Blic, che ha pubblicato la foto del passaporto in esclusiva mondiale, Almohammad ha superato tutti controlli e le verifiche antiterrorismo a cui vengono sottoposti tutti i migranti che entrano in territorio serbo, ed è stato assicurato che al momento di tali controlli l’uomo non era armato. A Presevo ha presentato domanda di asilo, proseguendo poi il suo viaggio verso Croazia e Austria. I servizi francesi, scrive il giornale, dopo le stragi di Parigi, si sono rivolti ai colleghi serbi poiché sanno che i servizi di sicurezza della Serbia sono i più informati sui migranti in viaggio lungo la rotta balcanica. Per la Cnn, che cita un senatore francese, l’uomo si è mescolato ai profughi nell’isola di Lesbo, in Grecia, dove gli hanno concesso un passaporto d’emergenza siriano e preso le impronte. Quindi ha proseguito lungo la rotta balcanica. Le sue impronte coincidono con quelle registrate in Grecia al momento del rilascio del documento. C’è comunque cautela nel trarre conclusioni.

IMPRONTE – La polizia francese ha a disposizione i cadaveri di 7 terroristi ma non su tutti è in grado di procedere all’esame delle impronte, difficilmente rinvenibili essendosi fatti esplodere. Se fino ad ora ci sono stati solo 3 riconoscimenti netti, significa che il resto del commando era composto da stranieri oppure da elementi non schedati.

BELGIO –  Guido Olimpio sul Corriere della Sera parla di una tattica già usata dall’Isis. Le autorità in Belgio hanno eseguito 7 fermi e non escludono il legame con il massacro. Due dei terroristi identificati a Parigi erano francesi ma residenti nella zona di Bruxelles. La storia recente ha fatto emergere la stretta connessione tra militanti attivi nel territorio belga e la Francia. Lo schema ripetuto è quello di creare una base nel paese vicino all’area di operazioni.

ARMI – Sulla provenienza delle armi, spiega Olimpio, al momento si sa che almeno uno dei fucili d’assalto è un Kalashnikov di produzione cinese.

Arriva dal Medio Oriente o come più probabile dal mercato nero europeo? In Francia l’Ak è usato dai criminali comuni (zona di Marsiglia), c’è poi il giro belga già apparso nel caso di Charlie Hebdo. Infine i tedeschi hanno fermato un montenegrino diretto verso il territorio francese, aveva nel bagagliaio della sua auto armi e esplosivi.

CHI FINANZIA IL TERRORE – Come si sono finanziati i soldi per organizzare l’assalto, si domanda Guido Olimpio? In realtà, spiega,

non è servita una grande somma, i costi maggiori saranno andati per l’acquisto delle armi (sempre che non le abbiano ricevute da complici). La tendenza del post 11 settembre dice che per organizzare attacchi di questo tipo servono fondi contenuti anche se gli effetti sono poi devastanti.

RISCHIO ATTACCHI FUTURI – Il sospetto è che l’Isis possa tornare presto all’attacco. E non di sole minacce si tratta. Le autorità di Parigi hanno detto chiaramente che è molto probabile che all’opera ci siano più cellule terroristiche. Secondo quanto riportato dall’Abc, che cita funzionari Usa, l’Isis ha creato al proprio interno un’unità dedicata esclusivamente alla pianificazione e realizzazione di attentati all’estero, in particolare in Europa occidentale e Stati Uniti. Il rischio è oggettivo.