Attentato Boston, psicosi terrorismo. Ma “nessun indizio contro Al Qaeda”

Pubblicato il 16 Aprile 2013 18:56 | Ultimo aggiornamento: 16 Aprile 2013 23:47
Attentato Boston, il giorno dopo. Psicosi terrorismo in tutti gli Usa

Squadre Swat negli alberghi dopo le esplosioni (Foto Lapresse)

BOSTON – Aeroporti chiusi, alberghi presidiati, mezzi pubblici deserti, gente chiusa in casa, militari in mimetica per le strade. La paura dopo l’attentato alla Maratona di Boston paralizza gli americani. E con la paura una prima certezza: si tratta di un atto di terrorismo. La parola temuta arriva con le parole del presidente Barack Obama, che giovedì andrà a Boston: “Da quel che sappiamo è un atto di terrorismo, un atto atroce e codardo contro civili”, ha detto nel suo secondo discorso in poche ore. Assicura che gli americani rifiutano di farsi terrorizzare. Ma gli americani hanno paura.

Ma Janet Napolitano, segretario alla Sicurezza interna, ha spiegato alla Cnn che al momento non c’è alcun indizio di “un collegamento straniero o di una reazione di al Qaeda”.

La conta delle vittime è di tre morti e oltre 170 feriti ricoverati. Tra loro anche otto bambini in gravi condizioni. Un piccolo di 8 anni, Martin Richard, è morto sul colpo. Con lui anche una donna di 29 anni, Krysle Campbell. Diverse le persone che hanno dovuto subire l”amputazione di gambe o braccia. Colpa degli ordigni esplosi: pentole a pressione piene di schegge di metallo, chiodi e cuscinetti a sfera. Il tutto nascosto in buste di nylon o zaini collegati ai detonatori. Forse fatte deflagrare con dei timer, di cui è stato trovato il comando elettrico.

Gli oltre 23mila atleti accorsi da tutto il mondo, più di duecento anche dall’Italia, volevano solo partecipare ad una delle maratone più antiche del mondo, seconda solo a quella classica di Atene. Le migliaia di spettatori erano lì per vederli e per festeggiare finalmente l’arrivo della primavera. O il Patriots Day. Tanti gli anniversari di quel 15 aprile. Non solo belli: c’è anche quello della strage di Oklahoma City, il 19 aprile del 1995, in cui morirono 168 persone.

Se anche non ci fossero coincidenze evidenti la paura le fa trovare. Perché proprio nella paura sono ripiombati gli americani, tutti. Si evitano i trasporti pubblici, i luoghi troppo affollati. La polizia presidia alberghi, monumenti, strade particolarmente trafficate.

Le schiere di squadre antiterrorismo dispiegate vicino a tutti i potenziali obiettivi ricordano i giorni dopo l’11 settembre di dodici anni fa. Chi parla arabo è visto con sospetto. Gira e rigira il terrorista tipo in America ha ancora   la faccia del musulmano.

“If you see something say something”, “se vedi qualcosa dì qualcosa”, è l’invito che campeggia sui manifesti della metropolitana. Lo ribadisce lo stesso Obama: “Se avete qualche sospetto, parlatene agli inquirenti”. A Boston a tutti i presenti alla Maratona è stato chiesto di inviare alla polizia foto e video.

L’Fbi è stato messo in campo, ma le piste aperte sono sia quella interna, che pensa ad un atto compiuto dall‘estrema destra che osteggia la lotta alle armi di Obama (e in sé non guarda con favore ad un presidente nero), sia la pista esterna, con il nome di Al Qaeda che torna sulla bocca di tanti.

Osama Bin Laden è stato ucciso. Ma il terrorismo non è ancora stato sconfitto.