Australia. Lucertola e serpente bloccano progetto gigantesche miniere carbone

Pubblicato il 10 agosto 2015 10:59 | Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2015 10:59
Il serpente Denisonia Maculata

Il serpente Denisonia Maculata

AUSTRALIA, SYDNEY – Una lucertola e un serpente contro un colosso del carbone. Grazie a loro, e agli ambientalisti che li difendono, è stato bloccato un progetto di sviluppo di gigantesche miniere di carbone nel Galilee Basin, nell’entroterra del Queensland, che minaccerebbe non solo il clima, ma indirettamente anche la Grande Barriera corallina.

Una corte federale australiana ha infatti invalidato l’approvazione concessa un anno fa dal ministro dell’Ambiente Greg Hunt per non aver tenuto conto delle due specie minacciate di rettili: l’Egernia rugosa, una lucertola, e il serpente ornamentale Denisonia maculata. Una vittoria per i gruppi ambientalisti che avevano fatto causa contro il progetto della miniera Carmichael del colosso indiano Adani (produzione prevista 60 milioni di tonnellate l’anno).

Allo stesso tempo la maggiore banca australiana, la Commonwealth Bank, ha sospeso l’incarico di consulente finanziario del progetto, mettendo in dubbio i finanziamenti della miniera e delle grandi infrastrutture ad essa associate, pari a circa 16 miliardi di dollari australiani (11,2 miliardi di euro). Il progetto è già sotto la lente del Comitato Unesco per il patrimonio mondiale, che minaccia l’inclusione della Grande barriera corallina nella lista nera dei siti ‘in pericolo’.

Il verdetto della corte federale costringerà ora il ministro dell’Ambiente a riconsiderare l’impatto ambientale del progetto, compreso quello delle emissioni dalla combustione del carbone estratto e delle infrastrutture associate alla miniera, fra cui la linea ferroviaria di 189 km fino al porto di Abbot Point prospiciente la Grande Barriera corallina e l’estensione del porto, che comporterebbe il dragaggio dei fondali e il conseguente inquinamento marino.

Il ministro dovrà inoltre tenere conto di informazioni più recenti sui cattivi precedenti di Adani in India, dove il colosso minerario è stato associato a gravi distruzioni ambientali. Sia il governo conservatore di Canberra sia Adani – che ha già speso 3 miliardi di dollari nel progetto, compreso l’acquisto del porto di Abbot Point – descrivono il verdetto della corte come “un dettaglio tecnico” superabile con un nuovo studio di impatto ambientale. I legali dei gruppi ambientalisti assicurano invece che entrambi restano esposti a una nuova ondata di azioni legali, se il ministro dell’Ambiente non terrà conto di nuove informazioni venute alla luce dopo l’originaria approvazione del progetto nel luglio 2014.