Bambine killer a 12 anni per ingraziarsi Slender Man, personaggio del web

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Marzo 2015 9:55 | Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2015 9:55
Bambine killer a 12 anni per ingraziarsi Slender Man, personaggio del web

Una delle raffigurazioni di Slender Man

MADISON (USA) – Ragazzine killer a 12 anni per ingraziarsi Slender Man, un personaggio maligno di internet. il giudice decide che saranno giudicate non dal Tribunale per i Minori, ma da una corte normale, scrive Gianni Riotta sulla Stampa.

Il 31 maggio del 2014 le due bambine tentarono di uccidere con 19 coltellate la loro amichetta Payton Leutner. Dopo averla colpita, la abbandonarono in agonia in un bosco della Contea di Waukesha, in Wisconsin. La piccola vittima riuscì a salvarsi strisciando al buio tra gli alberi: la raccolse un ciclista, che la portò in salvo. Ai poliziotti che le domandarono chi l’avesse ridotta in quello stato lei rispose: “Le mie amiche”.

Adesso, riferisce Riotta, il giudice di Waukesha County, Michael Bohren, ha deciso che le due bambine non debbano essere giudicate dal Tribunale per i Minori, ma da una corte normale, rischiando decenni di galera.

Scrive l’editorialista della Stampa:

“Prima che i tribunali è la coscienza collettiva a interrogarsi. Slender Man è il personaggio fittizio, letterario si sarebbe detto nell’Ottocento, di una leggenda urbana online. Allampanato, senza volto, sempre vestito con un attillato abito nero da uomo, braccia lunghe, sproporzionate al corpo sottile e capaci di diventare tentacoli minacciosi, Slender Man vive dove la campagna cede il passo alla città. Da lì, apparendo vicino a scuole, giardini pubblici, parchi giochi, rapisce, mutila, divora le sue vittime, bambini o teen agers, a meno che non diventino «proxies», suoi adepti, offrendogli vittime sacrificali.

È quel che le bambine di Waukesha provano a fare, uccidere una compagna in olocausto a Slender Man, per poi essere accolte alla corte del mostro che le risparmierà dai tormenti. Quando la polizia le arresta, hanno in tasca il coltello insanguinato e vagano in cerca di Slender Man «Lui ci salverà». Come è possibile che due studentesse americane tentino di uccidere per una leggenda web? Come si diffondono queste mitologie, quanto sono pericolose, e che cosa dicono della nostra cultura e società?

La prima risposta viene dal saggio di Shira Chess e Eric Newsom Folklore, horror stories and the Slender Man: the development of an internet mythology. Invece che attardarsi nell’anacronistico dibattito «Web Buono o Cattivo?» Chess e Newsom analizzano come i miti urbani online si propaghino, e perché tanti, adolescenti e no, finiscano per prenderli sul serio. Un libro che genitori, educatori, politici, leggono rabbrividendo”.

Ricorda Riotta:

“Slender Man nasce nel 2009 quando il forum online Something Awful (qualcosa di orribile) lancia un concorso per la foto truccata con Photoshop che più evocherà un mondo extraumano e agghiacciante. Con lo pseudonimo da cattivo di James Bond, «Victor Surge», Eric Knudsen propone due immagini in bianco e nero, fatte benissimo. Una con dei bambini intorno a uno scivolo, che guardano verso l’obiettivo, ignari della sagoma sinistra di Slender Man alle loro spalle, l’altra con dei teen agers, che sembrano allontanarsi da qualcosa di pauroso, mentre il mostro appare lontano. Le due istantanee create in laboratorio rendono «vero» Slender Man.

Sul sito Creepypasta Wiki si afferma l’enciclopedia delle imprese del fantasma senza volto già dal Medio Evo e dai campi di battaglia della I guerra mondiale. Nel tono dei saggi accademici si citano autori davvero esistiti (…). Tanti caricano online i video con le loro storie di Slender Man (è la serie Marble Hornets), fughe nei boschi, videocamere che si accendono la notte per incanto, sensori dei computer impazziti per la presenza di Slender Man. Protagonista la generazione precaria del dopo crisi Lehman Brothers 2008, lavoretti, università quando si può, sobborghi urbani squallidi, voli low cost, amori via Facebook. Il vuoto dell’esistenza si riempie di Slender Man e il terrore sembra meglio dell’alienazione.

La paura che diventa comunicazione e mito porta al tentato omicidio due bambine, perché (…) rispecchia la nostra incapacità di vivere in un futuro troppo cambiato rispetto al passato recente. Cerchiamo invano di importare i totem di una sicurezza perduta, lo scivolo dei giardinetti d’infanzia, offrendoli in pegno al feroce Slender Man, dio di un presente che divora lavoro, pace, benessere, ruoli sociali, idee.

In attesa del processo alle due bambine killer per Slender Man, leggere Chess, Newsom e Tolbert, e passare la notte sui video di Creepypasta, spaventa. Non per un mostro immaginario: perché la tecnica comunicativa di immagini false dal passato trasformate dalla tecnologia in realtà ha avvinto sì le scolare di Waukesha ma è identica a quella usata da Isis per reclutare allo Slender Man Califfo, impressionabili adolescenti ovunque nel mondo, anche loro killer per un mito che credono realtà”.