Thailandia, Bangkok. Bomba contro protesta antigovernativa, 36 feriti

Pubblicato il 17 gennaio 2014 20:30 | Ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2014 20:30
Bangkok, esercito contro oppositori governo

Bangkok, esercito contro oppositori governo

THAILANDIA, BANGKOK – Più di una trentina di persone sono rimaste ferite oggi nell’esplosione di un ordigno durante un corteo della protesta anti-governativa a Bangkok, a poca distanza dal convoglio del leader d’opposizione Suthep Thaugsuban.

L’attentato, avvenuto a poche centinaia di metri da una delle zone più turistiche della capitale, fa alzare ulteriormente la tensione in una crisi politica in corso da più di due mesi, e che da cinque giorni vede i manifestanti occupare alcuni tra i più affollati distretti della metropoli.

Lo scoppio è avvenuto attorno alle 13 in una via poco a ovest del popolare centro commerciale Mbk, ferendo 36 persone  e bucando le ruote di un pick-up delle guardie di sicurezza che precedevano di una trentina di metri il veicolo su cui viaggiava Suthep. Secondo alcuni testimoni, l’ordigno – con ogni probabilità una piccola bomba a mano – è stato lanciato da un edificio disabitato. Le successive ricerche hanno portato alla scoperta di alcune armi in un appartamento adiacente, che si crede sia stato utilizzato dall’ignoto attentatore.

Si tratta dell’ultimo episodio di violenza di una settimana che ha visto diverse scaramucce ai margini della protesta, in particolare a tarda sera. Giovedi  notte un ordigno è stato lanciato contro la residenza del governatore di Bangkok, mentre due sere prima lo stesso era accaduto contro la villa del leader dell’opposizione Abhisit Vejjajiva, provocando solo lievi danni. In più scontri avvenuti a dicembre, le proteste avevano causato 8 morti e oltre 450 feriti, di cui una quindicina ancora ricoverati.

Sul campo, la situazione rimane però praticamente immutata. Migliaia di sostenitori di Suthep, un ex vicepremier che rappresenta i monarchico-nazionalisti in particolare tra la classe medio-alta di Bangkok e nel sud, bivaccano in sette diversi punti della capitale, tra cui nei centralissimi incroci di Pathumwan, Ratchaprasong e Asok. Il movimento chiede le dimissioni della premier Yingluck Shinawatra, la cancellazione delle elezioni anticipate del 2 febbraio già boicottate dall’opposizione, e la creazione di un “Consiglio del popolo” nominato dall’alto.

Yingluck, sorella minore dell’ex primo ministro Thaksin Shinawatra che pur in auto-esilio continua a essere odiato dai manifestanti, punta sul voto per rilanciarsi ottenendo nuova legittimità popolare – grazie al suo consenso tra le classi medio-basse nel popoloso nord-est – di fronte alle accuse di corruzione. Ma senza l’opposizione, difficilmente il voto risolverà la crisi: più prosegue lo stallo istituzionale, più Yingluck appare circondata in una morsa che da un lato vede un coriaceo movimento di protesta popolare, e dall’altro un progressivo allineamento dell’establishment contro il “sistema Shinawatra”.

Mentre Suthep continua a rifiutare qualsiasi negoziato e le influenti forze armate rimangono in stand-by, nei prossimi giorni si attendono novità dalla magistratura in merito a un caso di tentata modifica della Costituzione che potrebbe portare a condanne di centinaia di deputati della maggioranza; da ieri, la stessa Yingluck è indagata per il suo ruolo in un controverso e costoso programma di sussidi ai produttori di riso.