Benedetto XVI costretto a celebrare messa da seduto. Parla Angelo Gugel

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 aprile 2018 15:33 | Ultimo aggiornamento: 23 aprile 2018 15:33
Benedetto XVI, Papa Ratzinger, costretto a celebrare messa da seduto. Parla Angelo Gugel

Benedetto XVI costretto a celebrare messa da seduto. Parla Angelo Gugel (foto d’archivio Ansa)

CITTA’ DEL VATICANO – Angelo Gugel, assistente di camera dei Papi, racconta come sta Benedetto XVI: “L’ho visto lucidissimo. Solo le gambe sono malferme. È costretto a celebrare stando seduto”.

Andrea Tornielli su la Stampa riprende una parte dell’intervista al Corriere della Sera.

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Interessante il ricordo di Papa Giovanni Paolo I:

Gugel ha quindi ricordato come venne scelto quale “maggiordomoˮ di Papa Luciani. «Era stato il mio vescovo a Vittorio Veneto. Conosceva mia mamma e mia moglie. Aveva ordinato prete mio cognato don Mario Dall’Arche. Durante il Concilio, gli avevo fatto da autista a Roma ed era venuto a cena a casa nostra. Lo salutai alla vigilia del conclave. Lui si schermì: “Mi fa gli auguri perché mi salvi l’anima?”». Ma Gugel non pensava che il patriarca di Venezia sarebbe uscito vestito di bianco da quel conclave della calda estate romana del 1978. «Tant’è – racconta – che il 26 agosto (cioè il giorno in cui Giovanni Paolo I venne eletto, ndr) raggiunsi la mia famiglia in vacanza a Miane. Il 3 settembre le suore dell’asilo ricevettero una telefonata da Camillo Cibin, il capo della Gendarmeria: “Dite a Gugel di tornare subito a Roma con un vestito nero”. Corsi a comprarmene uno a Farra di Soligo e mi precipitai in Vaticano. Papa Luciani mi accolse così: “Lei è al mio servizio. In qualsiasi momento venissi a mancare, tornerà a occupare lo stesso posto che aveva prima”».

Gugel ricorda: «La prima domenica, dopo l’Angelus, gli dissi: Santo Padre, ha visto quanta gente in piazza San Pietro? Replicò: “Vengono perché il Papa è nuovo”. Teneva i discorsi a braccio. “È così difficile parlare e scrivere in modo semplice”, mi confidò». Il fedele aiutante di camera, che la notte tornava a dormire a casa con la famiglia, fuori dal Vaticano, racconta di come venne congedato la sera in cui Luciani morì. Dopo che gli aveva servito la cena, «mi aveva congedato alle 20.30: “Buona notte, Angelo, ci vediamo domani”. Arrivai il giorno dopo alle 7. Giaceva nel letto. Mi prostrai a baciargli le mani. La salma era ancora tiepida». Ma Gugel si dice addolorato nel sentir parlare di complotti e di omicidio: «È una stupidaggine. Il pomeriggio precedente al decesso il Papa non stava bene. Io stesso gli portai una pastiglia prima che si coricasse. A cena mangiò pochissimo. Ricordo che a tavola parlò con i suoi segretari dell’Apparecchio alla morte, il libro di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori».