Bielorussia/ Il summit Ue di Praga per iniziare le relazioni con l’ex repubblica sovietica

Cristina Raschio (Scuola Suoeriore di Giornalismo Luiss)
Pubblicato il 7 maggio 2009 16:38 | Ultimo aggiornamento: 7 maggio 2009 16:38

Per anni Alexander Lukashenko, il presidente della Bielorussia, è stato considerato l’“ultimo vero dittatore d’Europa”. E non solo da ambienti americani, – a coniare il termine è stata l’ex segretario di stato Usa Condoleeza Rice – ma anche europei.

Ora, però, sembra che l’Unione dei 27 Paesi stia valutando delle vere e proprie partnership con il governo bielorusso. E come pretesto ha invitato al summit di oggi a Praga, proprio lui, Alexander Lukashenko che però al suo posto ha inviato il suo primo viceministro.  Il presidente bielorusso, lo ricordiamo, nel 2004 fece cacciare tutti i diplomatici europei e americani dalla capitale.

Come lo zar riformista “Pietro il Grande” che più di 300 anni fa si recò in Olanda per stabilire nuovi legami tra Russia e Occidente, Lukashenko lunedì scorso ha messo piede, dopo 11 anni di assenza, in Europa e, più precisamente, in Italia incontrando prima il Pontefice e poi il premier Berlusconi che avrebbe voluto vederlo anche oggi a Praga.

Il vero passo in avanti dell’Europa, quello decisivo, è stato infatti, il summit di oggi ideato per inaugurare una nuova stagione di alleanze, la cosiddetta “Partnership dell’Est“, un vero e proprio programma teso ad avanzare riforme in senso democratico negli ex stati sovietici come l’Ucraina, la Georgia, l’Armenia, l’Azerbaijan e la Moldova. Non tutti i paesi europei, però, sono tuttora concordi su un’eventuale apertura nei confronti di Minsk. Sono Svezia, Belgio e Olanda.

Secondo Stanislau Bohdankevich, l’ex leader della banca nazionale bielorussa, Lukashenko – che nel 1994, dopo essere stato nominato presidente fece piazza pulita dell’opposizione mandando in galera i dissidenti e bandendo i giornali più critici nei confronti della sua politica – ha iniziato a tessere relazioni con l’Europa semplicemente “per necessità” strategiche. Le esportazioni nazionali, infatti, sono crollate del 40 per cento a causa del collasso della domanda sui mercati russi.