Bin Laden, una caccia all’uomo da 1300 miliardi di dollari

Pubblicato il 3 Maggio 2011 - 11:13 OLTRE 6 MESI FA

ROMA – Come ogni operazione caratterizzata da pesanti risvolti economici, anche l’uccisione di Osama Bin Laden obbliga a un calcolo di spese e ricavi. Viste le cifre sborsate e il beneficio ricevuto, la domanda è: valeva la pena uccidere Osama? Perché la morte del nemico pubblico numero 1 non toglie di mezzo le pesanti minacce di Al Qaeda, una rete terroristica che potrebbe andare avanti tranquillamente senza il leader. A fronte di questo in 10 anni l’Occidente ha collezionato due guerre, migliaia di soldati uccisi. Solo gli Stati Uniti hanno speso, per la caccia Bin Laden, 1300 miliardi di dollari.

Una cifra enorme, che ha contribuito a raddoppiare il debito pubblico americano dal 2003 a oggi. Il tutto, in un effetto a catena, ha comportato anche l’aumento del greggio. Tutti conti fatti in base alla cifre licenziate dal Congresso a fine marzo. E su cui il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz fa un bilancio: il prezzo pagato è decisamente eccessivo.

Nel dettaglio i numeri dicono che le operazioni contro il terrorismo sono costate 1,283,3 miliardi di dollari: 805 spesi per l’invasione irachena, 443 per quella afghana. Di questi fondi ben 1,208 miliardi  (il 94% del totale) sono stati destinati al Pentagono e solo 66,7  (il5,2%) alla ricostruzione (scuole, ospedali e infrastrutture), smentendo così il principio della “guerra umanitaria”. A questi numeri si aggiungono le vite umane perse: 7mila tra i soldati della coalizione e oltre 100mila tra i civili.

I costi “indiretti” di 10 anni di “war on terror” sono non meno rilevanti e possibilmente ancora più globali: sostiene ancora il Nobel Stingler che per avere un quadro preciso costi-benefici bisogna rispondere a 3 quesiti. Quale sarebbe stato il prezzo del petrolio senza la caccia a Bin Laden? Che andamento avrebbe avuto il debito federale? E di conseguenza, la crisi economica internazionale sarebbe stata così grave?

Stingler risponde ai primi due quesiti, mentre lascia aperto il terzo. Il petrolio sarebbe aumentato in media di 10 dollari al barile; il debito Usa è pressoché raddoppiato, passando dai 6400 miliardi di dollari del 2003 agli attuali 13,345. Secondo l’economista, un quarto di questo aumento è dovuto proprio alle guerre. Alla terza domanda non è facile dare risposta, ma viste le premesse non è difficile immaginare che tra guerre e crisi globale ci sia un legame stretto.