Blue Monday, la bufala a scopo pubblicitario del giorno più triste dell’anno

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 20 Gennaio 2020 9:50 | Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio 2020 9:50
Blue Monday, la bufala a scopo pubblicitario del giorno più triste dell'anno

(Frame dal film Inside Out – Ansa)

MILANO  –  Anche quest’anno, puntuale, ecco il Blue Monday: dopo Natale, Capodanno e tutte le feste comandate, implacabile arriva quello che viene definito ormai da qualche tempo il “giorno più triste dell’anno”. E se è vero che il clima di gennaio non invita alla felicità (almeno nell’emisfero boreale), va ricordato che dietro a questa ricorrenza c’è, come del resto per molte altre cosiddette “Giornate”, una trovata pubblicitaria. 

Le origini risalgono al 2005, quando Cliff Arnall, giovane psicologo dell’Università di Cardiff (che poi prese però le distanze da lui) venne contattato da un’agenzia di pubbliche relazioni che cercava uno scienziato pronto a mettere la propria firma su uno studio già scritto che portasse soldi nelle casse dell’agenzia di viaggi Sky Travel.

L’obiettivo era trovare un motivo che potesse invogliare le persone a tornare a viaggiare dopo le feste di fine anno, in cui, tra l’altro, molti avevano speso i propri risparmi tra cenoni e regali. Così Arnall mise a punto una formula (o per lo meno ci mise la sua firma) secondo la quale il terzo lunedì del mese di gennaio era il giorno più triste dell’anno. 

I criteri utilizzati di per sé non sarebbero sbagliati: lo psicologo considerò le condizioni meteorologiche, i debiti e lo stipendio mensile, il tempo che separa dal Natale, la consapevolezza delle difficoltà di realizzare i buoni propositi dell’anno. Certo gennaio non ne esce bene, e il lunedì non è sicuramente il giorno più allegro della settimana…

Ne venne fuori che il terzo lunedì del mese era, appunto, il Blue Monday. Da allora si è ricordato il motivo che sta dietro a questa ricorrenza più volte, ma invano. E così eccoci qui a dire anche quest’anno che questo giorno è il più triste dell’anno. Forse per poter pensare che, quantomeno, da domani andrà sicuramente meglio.