Blue Monday, cos’è il giorno più triste dell’anno. Bufala o realtà?

di Andrea Pelagatti
Pubblicato il 17 Gennaio 2022 9:04 | Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio 2022 9:04
Blue Monday, cos'è il giorno più triste dell'anno. Bufala o realtà?

Blue Monday, cos’è il giorno più triste dell’anno. Bufala o realtà? (foto Ansa)

Intanto diciamo subito che con Blue Monday ci riferiamo al terzo lunedì di gennaio. Secondo una teoria che ha preso piede negli ultimi anni, soprattutto grazie alla viralità sul web, si tratterebbe del giorno più triste dell’anno. Ma cos’è concretamente il Blue Monday e perché se ne parla? E’ una bufala oppure è una cosa vera? Andiamo a scoprirlo di seguito. 

Dal freddo alle giornate corte, tanti motivi per considerare il Blue Monday il giorno più triste dell’anno

Ogni anno, il terzo lunedì di gennaio è soprannominato ‘Blue Monday’. A identificare il Blue Monday nel 2005 è stato Cliff Arnall, un professore di psicologia dell’università di Cardiff.

Secondo lo psicologo, le cause che rendono questo giorno il più triste dell’anno sono molte: dal freddo alle giornate corte, fino ad arrivare alla consapevolezza della fine definitiva delle vacanze natalizie.

Blue Monday, altri motivi che lo rendono il giorno più triste dell’anno

Ma ci sono altri motivi che lo rendono il giorno più triste dell’anno. Le feste di Natale sono ormai finite, i sensi di colpa per aver speso troppi soldi durante le vacanze o aver mangiato troppo…

Poi non bisogna dimenticare il fatto che il lunedì è il giorno più odiato da tutti perché si torna a lavorare dopo il fine settimana.

Più bufala che realtà, le ragioni commerciali dietro al Blue Monday

In realtà quella del Blue Monday è una bufala. Nasce da una campagna pubblicitaria della compagnia di viaggi Sky Travel. Dietro l’invenzione del Blue Monday c’è quindi una trovata pubblicitaria.

Infatti lo stesso Arnall ha ammesso di essere stato contattato da una agenzia pubblicitaria che cercava uno scienziato disposto a firmare uno studio con le conclusioni già scritte. L’agenzia pubblicitaria aveva bisogno della firma autorevole di uno scienziato per far passare per vera quella che è solamente una bufala.