Bobby Montoya, il bambino che voleva essere una girl scout

Di Daniela Lauria
Pubblicato il 27 ottobre 2011 20:40 | Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2011 20:52

Bobby Montoya

DENVER – L’associazione femminile scout del Colorado non è stata molto amichevole con il piccolo Bobby Montoya, il bambino che è diventato un caso mediatico in America dopo il suo racconto strappalacrime al network americano Kusa Tv. Il risultato: un rifiuto, ripetuti episodi di bullismo e un’insopportabile etichetta che lo ha ribattezzato “il bambino transgender”.

Porta i capelli lunghi Bobby, ama giocare con le Brats e da quando ha due anni porta vestitini da bambina. Se ne infischia di quello che è scritto all’anagrafe, lui non si sente un maschietto e non si è dato per vinto quando, la sezione femminile degli scout non ha accettato la sua richiesta di iscrizione. Tanto che dopo la commozione a reti unificate sugli schermi di tutta l’America è arrivata la magra consolazione: le scoutiste hanno fatto sapere che c’era stato un terribile malinteso e hanno accolto Bobby tra le sue fila.

Il lieto fine è arrivato dopo anni di sofferenze in cui è stato ripetutamente vittima di episodi di bullismo per il solo fatto che si vestiva e si comportava come una femminuccia. Una dipendente troppo zelante stava per distruggere il sogno del piccolo Bobby che voleva raggiungere sua sorella tra le scout: “Le sue tendenze non sono importanti – aveva commentato l’impiegata dell’associazione femminile – Resta un maschio. Non può stare assieme alle bambine. Non posso autorizzarlo perché avrei dei problemi sia con il mio responsabile sia con i genitori della altre bambine”.

“È come se mi avessero detto che non posso amare le cose delle bambine o che devo cambiare il mio nome con un altro” ha detto il piccolo Bobby con la voce tremolante, rivolgendosi ai telespettatori. Mercoledì il comunicato dell’associazione è arrivato direttamente all’indirizzo del network di Denver. “La dipendente che ha parlato con la mamma di Bobby ha poco familiarità con le politiche del gruppo – hanno scritto – Se un bambino si identifica come una ragazza e la famiglia del bambino la presenta come una ragazza, la nostra associazione è felice di accoglierla come una girl scout”.