Boeing 737 Max. Antonis, il manager greco: voleva salire per forza, aveva litigato al gate…

di Dini Casali
Pubblicato il 12 marzo 2019 9:29 | Ultimo aggiornamento: 12 marzo 2019 10:54
Boeing 737 Max. Antonis, il manager greco: voleva salire per forza, aveva litigato al gate...

Boeing 737 Max. Antonis, il manager greco: voleva salire per forza, aveva litigato al gate…

ROMA – Due minuti di ritardo benedetti, un disguido provvidenziale sui bagagli, il personale fortunatamente irremovibile al gate dell’aeroporto di Addis Abeba: Antonis Mavropulos, cittadino greco e presidente di una Ong, dovrà ringraziare in eterno la sua buona stella e le circostanze propizie che gli hanno impedito di imbarcarsi in extremis sul disgraziato Boeing 737 dell’Ethiopian Airlines diretto a Nairobi. 

Sei minuti dopo il decollo l’aereo è precipitato, nemmeno 60 km di volo. Antonis è ancora lì che ci rimugina sopra e non si capacita non l’abbiano fatto salire. Forse impreca, guarda storto gli zelanti funzionari. Non sa, non può sapere che la morte l’ha per un istante messo nel mirino fatale. Avrebbe ancora voglia di litigare quando, con educazione qualcuno gli spiega che farebbe meglio a ringraziare Dio.

Gli dicono per sommi capi cosa è successo, frasi che giungono all’orecchio di Antonis incomprensibili, incoerenti. Non capisce ma si adegua, poi si informa, cerca in rete, finalmente spalanca gli occhi sull’abisso che stava per inghiottirlo. Ora ha capito, è un miracolato. Solo molte ore dopo scriverà un post sul suo profilo Facebook. 

“Ho perso il volo per due minuti quando sono arrivato l’imbarco era chiuso e ho visto gli ultimi passeggeri entrare attraverso il tunnel. Due guardie di sicurezza mi hanno informato che per motivi di sicurezza e per problemi con una valigia non avrei potuto imbarcarmi. Ho protestato, ma qualcuno mi ha detto gentilmente di non arrabbiarmi e di dire grazie a Dio, perché ero l’unico passeggero del volo ET 302 a essersi salvato. In un primo momento non capivo però ho aspettato pazientemente che mi identificassero prima di andare via.

Mi sono sentito il terreno crollare sotto i piedi, ho cercato su internet per trovare informazioni sul volo e degli amici da Nairobi mi hanno scritto quello che era successo. Ho capito allora che dovevo contattare immediatamente la mia famiglia per rassicurare tutti sulle mie condizioni. Il post l’ho scritto perché voglio dire che fili invisibili guidano la nostra vita.

In realtà, è la prima volta che sono così contento di condividere un post e sono grato di essere vivo e di avere molti amici che mi vogliono bene. Baci a tutti e un caloroso ringraziamento per il vostro sostegno emotivo. Forse non sono troppo vecchio per il rock n roll, ma certamente troppo giovane per morire … Domenica 2019/10/03, 13:00 Addis Abeba, Etiopia (Ho scritto questo post da Nairobi, dove sono finalmente arrivato)”.

(fonte Tgcom24)