Boeing, mail interne sul 737 Max: “Metteresti la tua famiglia su quell’aereo? Io no”

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 11 Gennaio 2020 0:09 | Ultimo aggiornamento: 11 Gennaio 2020 0:10
Boeing, mail interne sul 737 Max: "Metteresti la tua famiglia su quell'aereo? Io no"

Boeing 737 Max (Ansa)

ROMA – Dal 13 marzo scorso gli aeromobili 737 Max costruiti dalla Boeing sono mestamente fermi negli hangar di tutto il mondo. Non possono volare. Dopo due disastri aerei che, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, causarono la morte di 346 persone in tutto, sono sorvegliati speciali. La Faa, l’autorità americana dell’aviazione civile, non ha ancora dato il via libera. 

Difficile che lo faccia proprio ora che la stessa Boeing è stata costretta a trasmettere anche al Congresso le e-mail interne di piloti e dipendenti a proposito di test e simulazioni di volo proprio del 737 Max. Sono mail offensive per la Faa, imbarazzanti e perfino choccanti per la stessa Boeing. “Metteresti la tua famiglia su un velivolo addestrato al simulatore Max? Io non lo farei”, scrive un pilota a un collega.

“Questo aereo è progettato da buffoni, che a loro volta sono sorvegliati da scimmie”, scrive un altro insultando in un sol colpo datore di lavoro e autorità di controllo. “Non sono ancora stato perdonato da Dio per quello che ho nascosto l’anno scorso”, confessa un altro pilota. 

Verrebbe da chiedersi, magari non a novemila metri d’altezza, in che mani siamo finiti. Peraltro, un’indagine sul disastro del 737 inabissatosi in Indonesia, aveva registrato come il dispositivo automatico spinga il muso verso il basso ma i piloti non siano addestrati ad usarlo perché la manovra non è inserita nel manuale. Nelle mail, oltre allo sgradevole tenore dei messaggi, colpisce una certa sciatteria che sembra fare a pugni con la logica perfetta dell’automazione. Ma non sono state riscontrate informazioni tali da costituire allarme per la sicurezza aerea. Quanto a noi, resterà posto, al prossimo decollo, per un inedito e supplementare peso nello stomaco. Proprio accanto alla paura. (fonte La Stampa)