Brasile, prime nozze gay a tre: il triangolo è donna

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 ottobre 2015 1:03 | Ultimo aggiornamento: 22 ottobre 2015 1:03
Brasile, prime nozze gay a tre: il triangolo è donna

Brasile, prime nozze gay a tre: il triangolo è donna (Foto d’archivio)

RIO DE JANEIRO – Nozze gay a tre in Brasile. Il paese sudamericano apre a una singolare forma di poligamia tra donne. E’ stato registrato ufficialmente a Rio de Janeiro, a Barra da Tijuca, quartiere della zona ovest cittadina, il primo caso di matrimonio civile fra tre signore: un’imprenditrice di 32 anni, una dentista di 32 anni ed una dirigente amministrativa di 34. Ed è tutto regolare. Il notaio che ha celebrato le nozze, Fernanda de Freitas Leitao, ha spiegato che la base giuridica per formalizzare la cerimonia è la stessa stabilita nella decisione del Supremo tribunale federale del 2011, con cui vengono riconosciute legalmente le coppie omosessuali.

Ma chissà poi come avrà adattato la formula di rito: “vi dichiaro moglie e moglie…e ancora moglie”? Per evitare possibili reazioni negative tra la gente ed eventuali problemi sul lavoro, le tre signore hanno preferito mantenere l’anonimato: nel Paese più cattolico del mondo, i matrimoni tra gay sono ancora vissuti come un tabù da una parte della popolazione.

Con questa unione il Brasile non ha comunque sdoganato la poligamia: per legge, un’unica persona non può sposarsi con altre due. Ma il caso del triangolo è differente, secondo il presidente dell’Istituto brasiliano di diritto familiare (Ibdfam), Rodrigo Pereira, perché costituisce una ”unione unica”. ”Queste tre donne formano una famiglia. E’ differente dalle cosiddette famiglie simultanee, composte da coppie omosessuali o eterosessuali che però hanno anche altre famiglie. Qui invece si tratta di persone che vivono sotto lo stesso tetto e noi le chiamiamo quindi famiglie poliaffettive”, ha detto Pereira.

Non è comunque il primo terzetto di adulti a dichiarare ufficialmente la loro relazione nella nazione verde-oro. Secondo l’Ibdfam, il primo caso è infatti avvenuto nel 2012 a Tupà, nell’entroterra di San Paolo, e ha riguardato un uomo e due donne.

Oltre all’unione stabile, le tre donne – tutte indipendenti e benestanti – hanno fatto testamenti patrimoniali e vitalizi. Il prossimo passo sarà un figlio, concepito mediante inseminazione artificiale, con l’intenzione di lottare affinché il piccolo porti il cognome di tutte e tre.