Brasile, San Paolo e Rio rinunciano aumento biglietti bus. Vincono manifestanti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Giugno 2013 4:00 | Ultimo aggiornamento: 20 Giugno 2013 1:04
Brasile, San Paolo e Rio rinunciano aumento biglietti bus. Vincono manifestanti

Brasile, San Paolo e Rio rinunciano aumento biglietti bus. Vincono manifestanti

SAN PAOLO – Le autorità di San Paolo e Rio de Janeiro hanno annunciato la cancellazione della misura che ha portato in piazza migliaia di manifestanti in tutto il Brasile. Non ci sarà alcun aumento dei prezzi dei biglietti per bus, metro e treni: il sindaco di San Paolo, Fernando Haddad, e il suo collega di Rio, Eduardo Paes, hanno dato in contemporanea la notizia, che segna la prima vittoria dei manifestanti.

Almeno altre 12 città minori avevano annunciato una analoga iniziativa nelle scorse ore, in seguito all’appello della presidente Dilma Rousseff ad ”ascoltare le voci della protesta”.

L’aumento era di 20 centesimi e portava il biglietto di San Paolo a costare 3,20 reais. A Rio il prezzo torna a 2,75 reais (0,95 euro), dopo l’aumento a 2,95 reais.

Il movimento di protesta brasiliano ha vinto la sua prima, simbolica battaglia costringendo ad un frettoloso dietrofront le autorità. Haddad, del partito dei lavoratori della presidente Dilma, ha tenuto una conferenza stampa congiunta con il governatore dello stato di San Paolo, Geraldo Alckmin, del partito d’opposizione di destra, considerato il principale baluardo contro le richieste della piazza e l’artefice della dura repressione da parte della polizia militare.

Alckmin ha dovuto fare buon viso e si è limitato a dire che la cancellazione degli aumenti rappresenta ”un grosso sacrificio” per le casse statali, dissanguate dalle faraoniche spese per le opere dei Mondiali di calcio del 2014. Due settimane di proteste, per la maggior parte pacifiche ma alcune funestate da violenti scontri con la polizia militare e da atti di teppismo e saccheggi, hanno avuto la meglio sulle ideologie e sull’apparente fermezza delle amministrazioni locali. ”Queste voci devono essere ascoltate, la mia generazione sa bene quanto ci è costato”, aveva detto ieri Dilma, che durante la dittatura (1964-1985) venne arrestata e torturata in carcere. “La grandezza della manifestazioni dimostra l’energia della nostra democrazia. La forza della voce della strada è il senso civico del nostro popolo”, aveva aggiunto.

Un messaggio che ha colto nel segno e ha messo la parola fine su un braccio di ferro che rischiava di degenerare nella violenza, come è successo allo stadio di Fortaleza, dove il Brasile ha sconfitto il Messico, in una partita del girone degli azzurri di Prandelli per la Confederations Cup. Comprensibile la soddisfazione del movimento di protesta ma è immaginabile che le manifestazioni non si esauriscano completamente dato che, col passare dei giorni, le richieste dei manifestanti si sono estese ben oltre il caro-trasporti, facendo esplodere la rabbia di un popolo intero che reclama una società più giusta e con meno diseguaglianze. La ‘rivolta dell’aceto’, che chiede ‘Più scuole e meno mondiali di calcio‘, oggi può scendere in piazza a festeggiare ma da domani dovrà trovare una nuova forma di dialogo con il governo federale se vuole veramente ‘Cambiare il Brasile’, come acclamano gli slogan.

Prima della partita contro il Messico anche l’attaccante della Nazionale Neymar si era schierato con i quindicimila manifestanti che protestavano nei dintorni dello stadio Castelao di Fortaleza. La nuova stella del Barcellona ha seguito le orme dei compagni Dani Alves, Hulk e David Luiz, che nei giorni scorsi avevano espresso solidarietà alla piazza.