Cambogia, guerriglia degli operai contro la Nike. Chiedono aumento di salario

Pubblicato il 4 Giugno 2013 12:42 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2013 12:43
Cambogia, guerriglia degli operai contro la Nike. Chiedono aumento di salario

Cambogia, guerriglia degli operai contro la Nike. Chiedono aumento di salario

 

PHNOM PENH (CAMBOGIA) – In Cambogia è in atto una vera e propria Intifada contro il colosso dell’abbigliamento sportivo Nike. Da due settimane gli operai di un’azienda fornitrice a ovest della capitale Phnom Penh chiedono un amento di salario ma l’accordo per quei 14 dollari in più sembra lontano e l’atmosfera comincia a scaldarsi. Almeno 11 poliziotti e otto operai cambogiani sono rimasti feriti mercoledì, dopo che migliaia di scioperanti avevano forzato l’ingresso nello stabilimento e si erano scontrati con i colleghi che lavoravano regolarmente.

I disordini – avvenuti presso la stessa fabbrica della Sabrina Garment Manufacturing dove una settimana fa altre violenze avevano causato 23 feriti tra i dimostranti – sono iniziati col tentativo della polizia di disperdere i 4 mila scioperanti, dopo che questi si erano fatti strada con pietre e bastoni, venendo alle mani con gli operai già all’interno.

Attorno allo stabilimento della Sabrina è ormai in atto una guerriglia. Lo sciopero è stato indetto per richiedere un ulteriore aumento del salario, dopo quello avvenuto all’inizio di maggio in linea con l’adeguamento della retribuzione minima a livello nazionale (ora di 74 dollari mensili). In un’email alla Reuters, un portavoce della Nike ha però spiegato che la fabbrica paga già al di sopra di quel salario minimo, fino a 102 dollari al mese.

Dopo la catastrofe del regime dei Khmer rossi e una guerra civile terminata 20 anni fa, il Paese era da ricostruire. Ci hanno pensato, in parte, grazie soprattutto alle basse retribuzioni, diversi grandi marchi stranieri che hanno intensificato la loro produzione in Cambogia. Oggi la galassia delle multinazionali dell’abbigliamento “made in Cambodia” dà lavoro a 650 mila persone. Nel 2011 l’abbigliamento ha contribuito per il 75 per cento agli oltre 5 miliardi di dollari dell’export nazionale. Ma a scapito della salute dei lavoratori sottoposti a ritmi di lavoro disumani. Gli incidenti sul lavoro rimangono frequenti: lo scorso 16 maggio, due operai sono morti nel crollo di un soppalco in una fabbrica che produce scarpe Asics.