Cambogia: Khmer rossi a processo, 4 i big del regime alla sbarra

Pubblicato il 27 Giugno 2011 - 08:22 OLTRE 6 MESI FA
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Ieng Thirith, ex Ministro degli affari sociali durante il regime (laPresse)

PHNOM PENH – Si è ufficialmente aperto a Phnom Penh, capitale della Cambogia, il processo patrocinato dall’Onu ai quattro alti responsabili ancora in vita dei Khmer Rossi. L’ideologo del regime di Pol Pot, chiamato anche ‘Fratello numero due” Nuon Chea, il ministro degli Affari Esteri Ieng Sary, il presidente della ”Kampuchea democratica” (”Organizzazione democratica”, il nome che i Khmer rossi avevano dato al loro regime politico, ndr), Khieu Samphan e la ministra degli Affari sociali, Ieng Thirith dovranno rispondere di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.

Il regime comunista dei Khmer rossi, al potere dal 1975 al 1979 in Cambogia provocò la morte per fame, malattie, torture ed esecuzioni sommarie di quasi due milioni di persone, vale a dire un quarto della popolazione di allora in Cambogia.

Quello contro i quattro ex leader è il «processo numero due» , dopo la condanna a 30 anni di reclusione contro il «compagno Duch», il responsabile del carcere di Tuol Sleng , nel primo processo contro un ex membro del regime. Adesso Duch aspetta la sentenza d’appello.

In realtà l’Onu ha recentemente bloccato il processo per il caso tre, ancora prima del rinvio: tutto è successo due mesi fa scatenando le ire delle vittime e di molte associazioni contro la corte di Norimberga, accusata di subire le pressioni da parte del regime.

Il procedimento numero tre è quello contro due esponenti del regime, altri uomini di Pol Polt che avrebbero partecipato alle violenze che hanno ucciso 1,7 milioni di persone.

Non è la prima volta che il tribunale istituito dall’Onu finisce nel mirino perché il primo ministro Hun Sen, ex Khmer rosso che controlla la Cambogia dalla metà degli anni Ottanta, aveva esplicitamente detto i due processi già in corso “bastavano”, altrimenti sarebbe ritornata la guerra civile.

Adesso in un’aula gremita dai cambogiani costituitisi parte civile, superstiti e parenti delle vittime, il “fratello numero due” Nuon Chea – l’ideologo del regime responsabile di 1,7 milioni di morti – ha detto di “non essere contento di questo processo”, lamentandosi poi del freddo nella sala e delle conseguenze per la sua salute, prima di lasciare l’aula.

“Tornerò quando la corte prenderà in considerazione la mia richiesta”, ha detto. Nuon Chea ha anche chiesto che i crimini precedenti al 1975 – l’anno in cui i Khmer rossi andarono al potere in Cambogia – vengano considerati dalla corte, circostanza che includerebbe i bombardamenti statunitensi sul Paese nell’ambito della guerra in Vietnam.