Cambridge Analytica, la mente del caso rinuncia alla battaglia legale contro Facebook

di Caterina Galloni
Pubblicato il 5 Luglio 2019 6:49 | Ultimo aggiornamento: 4 Luglio 2019 18:07
Cambridge Analytica

Cambridge Analytica, la mente del caso rinuncia alla battaglia legale contro Facebook

LONDRA – Aleksandr Kogan, il giovane matematico mente del caso Cambridge Analytica e al centro dello scandalo sulla privacy di Facebook, ha dichiarato che rinuncerà alla causa per diffamazione contro il social network poiché non intende intraprendere una costosa battaglia legale. Kogan, 33 anni, lo scorso marzo aveva citato in giudizio il social sostenendo di essere diventato il capro espiatorio così da distogliere l’attenzione dai misfatti compiuti da Facebook, e vanificando la sua carriera accademica. Il matematico chiedeva un risarcimento danni e la ritrattazione nonché la rettifica di quelle che ritiene “dichiarazioni false e diffamatorie”. “Pensavamo ci fosse la possibilità, anche solo all’1%, che avrebbero fatto la cosa giusta. Facebook è fantastico e spietato”, ha detto Kogan alla Associated Press e aggiunto:”Chi prova a mettersi di traverso viene distrutto”.

Un portavoce di Facebook ha detto che la società rispetto ai nuovi sviluppi del caso “non ha commenti da rilasciare”. Nel 2014 l’ex professore di psicologia della Cambridge University aveva creato per Cambridge Analytica l’app “This is Your Digital Life”, un test sulla personalità, che ha raccolto i dati personali di ben 87 milioni di utenti di Facebook.

L’app è stata usata per raccogliere i dati di circa 270mila utenti del social network e dei loro contatti e Kogan sostiene che per aderire al test erano stati pagati circa 4 dollari. Cambridge Analytica era una società di consulenza britannica che combinava il data mining, l’intermediazione dei dati e l’analisi dei dati con la comunicazione strategica per la campagna elettorale, fondata dai conservatori Robert Mercer, che aveva investito 15 milioni di dollari e Steve Bannon. La società aveva pagato 800.000 dollari a Kogan per condurre la ricerca e fornire alla società una copia dei dati. L’obbiettivo era quello di utilizzarli per convogliare informazioni a scopi elettorali, secondo la “talpa” di Cambridge Analytica Christopher Wylie.

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A marzo 2018, quando scoppiò lo scandalo, i dirigenti di Facebook accusarono Kogan di aver mentito sull’utilizzo dei dati raccolti. Paul Grewal, vicepresidente e consigliere generale aggiunto di Facebook, all’epoca al New York Times aveva dichiarato che Kogan avrebbe perpetrato “una truffa e una frode”. Mark Zuckerberg aveva accusato Kogan di aver violato le regole di Facebook “per raccogliere un po’ di informazioni, venderle o condividerle in modo losco”.

Il matematico aveva replicato che le accuse erano “ingiuste o false” e affermò di essere stato all’oscuro del fatto che i dati raccolti sarebbero stati usati per favorire l’elezione di Donald Trump. L’incarico universitario di Kogan si è concluso a settembre, la sua azienda è fallita e sta lavorando come programmatore freelance, secondo quanto dichiarato dal matematico. “Penso sia quasi impossibile ottenere un incarico accademico”, ha detto Kogan parlando al telefono da Buffalo, New York, dove attualmente vive con la moglie. Ad AP ha dichiarato che è pentito di aver violato la privacy di tante persone. “Con il senno di poi, fare quel progetto è stata davvero una pessima idea”. (Fonte. Daily Mail)