Cannibale uccide ex fidanzata e ne mangia il cuore: prima ospedale psichiatrico, ora processo

di Caterina Galloni
Pubblicato il 24 Agosto 2019 6:00 | Ultimo aggiornamento: 23 Agosto 2019 18:49
Cannibale a processo

Il cannibale Joseph Oberhansley

ROMA – Joseph Oberhansley, 38 anni, non riusciva ad accettare la rottura con la fidanzata 46enne Tammy Jo Blanton: nel 2014 l’aveva uccisa, fatta a pezzi, mangiato il cuore, un polmone e parte del cervello.

Nel 2017 era stato riconosciuto incapace di intendere e volere ma lo scorso novembre il giudice ha deciso che dopo un periodo in ospedale psichiatrico, sarebbe stato in grado di sostenere il processo che ha preso il via in questi giorni.

Il procuratore della contea di Clark, Jeremy Mull, nell’udienza di apertura ha dichiarato che le prove mostreranno che Joseph Oberhansley, 38 anni, circa cinque anni sfondò la porta dell’abitazione di Tammy Jo Blanton, a Jeffersonville, e l’accoltellò a morte.

Mull ha riferito che Oberhansley in seguito aveva aperto il torace con una sega elettrica, aveva mangiato il cuore, un polmone e parte del cervello dopo aver usato lo stesso strumento per la scatola cranica. “Joseph Oberhansley ha massacrato Tammy Blanton come non si ucciderebbe nemmeno un animale”, ha detto il procuratore, secondo quanto riportato dal Courier-Journal.

Oberhansley, dopo la rottura della relazione, si era recato a casa della 46enne per “farla ragionare”. Dopo il suo arresto a Jeffersonville, Indiana, con la polizia il cosiddetto “killer cannibale” aveva ammesso i crimini, tra cui “cucinare una parte del cervello e mangiarlo” ma successivamente aveva ritrattato, definito le accuse “bugie di m*rda” e insistito che era innocente. 

La vittima, la settimana prima del massacro l’aveva accusato di stupro ma Oberhansley sostiene che è una bugia. Il mese scorso, durante udienza preliminare nel tribunale della contea di Clark, Oberhansley ha affermato che Blanton fosse drogata e alcolizzata e scritto in un messaggio “un mucchio di str**zate”.

Oberhansley ha giurato al giudice di avere nuove prove a sua discolpa e che l’arma del delitto non poteva essere il coltellino da poco prezzo trovato dagli investigatori. I suoi avvocati lo hanno, invano, invitato ripetutamente di tacere mentre il giudice gli ha consigliato di risparmiare i commenti per il processo finale. (Fonte: Daily Mail)