L’effetto Egitto piomba sull’Iran: scontri a Teheran, un morto. Bavaglio ai media stranieri. Ecco la mappa delle proteste

Pubblicato il 15 Febbraio 2011 0:02 | Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio 2011 1:18

Mahmud Ahmadinejad

TEHERAN – L’effetto Egitto piomba sull’Iran e  Teheran diventa teatro di ”pesanti scontri e regna il caos totale”. Una marcia fatta di “migliaia le persone” per le strade della capitale iraniana e anche in altre città come Isfahan e Shirza per una manifestazione indetta dall’onda verde anti Ahmadinejad.

Marcia che, secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Fars ha causato già la prima vittima. Si tratta di un uomo, ucciso da un colpo d’arma da fuoco. Il regime, ovviamente, attribuisce la colpa all’opposizione “sediziosa”.

Secondo un producer della Bbc, che ha detto di aver inalato gas lacrimogeni, diversi manifestanti sono stati arrestati.

Una fonte citata dalla Reuters ha detto che migliaia di persone hanno sfilato in silenzio, senza scandire slogan e che le forze di sicurezza hanno sparato lacrimogeni per disperderle vicino alla piazza Imam Hossein.

C’è chi invece ha parlato di un morto, di spari sulla folla, di cassonetti rovesciati e bruciati, come i siti Persian2English e Hrana. Le notizie sono rimbalzate dalla tv araba al Jazeera passando per i social network e i blog. Al grido “morte al dittatore” gli iraniani hanno risposto alle cariche della polizia con paintball, proiettili con coloranti, e lacrimogeni.

Un via vai di ambulanze, sirene e caos, ha accompagnato le ore di protesta dei giovani e meno giovani di Teheran. I media stranieri però non hanno potuto coprire le proteste: quando l’opposizione iraniana è tornata per la prima volta in piazza dopo 14 mesi ai giornalisti esteri è stato vietato di seguire personalmente gli eventi. Il divieto è in vigore dall’estate del 2009, quando la Repubblica islamica fu scossa dalle piu’ grandi manifestazioni di protesta nella sua storia trentennale, dopo la contestata rielezione alla presidenza di Ahmadinejad.

Dopo 18 giorni di protesta in Egitto e la resa del rais Hosni Mubarak, adesso l’onda di protesta si sta spostando dal Maghreb e ha superato i confini della vecchia Persia, oggi Iran?

Di certo negli ultimi novanta giorni il mondo arabo-islamico è stato stravolto. Se in Marocco i malumori si sono sentiti il 7 gennaio con una mobilitazione nelle carceri, in Tunisia il 14 gennaio Ben Ali è stato costretto dalla piazza a lasciare il Paese. A seguire a ruota c’è stata la Giordania e la piazza si infervora, costringendo il governo a sciogliersi. Poi è stata la volta della Libia contro il colonnello Muammar Gheddafi, si è allineata l’Algeria e infine il fuoco vero è scoppiato in Egitto, nel Cairo arabo. Dopo lo Yemen, dovedal 27 gennaio, in migliaia sono scesi in piazza per chiedere le dimissioni del presidente Ali Abdullah Saleh.

L’onda lunga del Cairo, con le sue istanze di cambiamento, ha toccato anche i Territori palestinesi, dove il presidente moderato dell’Anp, Abu Mazen (Mahmud Abbas), ha oggi incaricato il premier, Salam Fayyad, di formare un nuovo governo.E’ arrivata l’ora dei persiani?