Carlos Ghosn, la stupefacente fuga nascosto in una custodia per contrabbasso

di Daniela Lauria
Pubblicato il 2 Gennaio 2020 12:08 | Ultimo aggiornamento: 2 Gennaio 2020 12:08
Carlos Ghosn, la stupefacente fuga nascosto in una custodia per contrabbasso

Carlos Ghosn, ex presidente di Nissan-Renault (Foto Ansa)

BEIRUT – Assume contorni surreali la stupefacente fuga di Carlos Ghosn da Tokyo a Beirut. L’ex presidente di Nissan-Renault è infatti riuscito a raggiungere il suo Paese di origine, il Libano, mente era sotto stretta sorveglianza quotidiana da parte della polizia giapponese, in attesa di essere processato per difendersi dalle accuse di cattiva condotta finanziaria. 

Lo scorso aprile Ghosn era stato rilasciato su cauzione con l’obbligo di rimanere nella sua residenza di Tokyo e il vincolo di consegna dei suoi tre passaporti al proprio avvocato. Qualsiasi spostamento in Giappone per più di tre giorni doveva essere autorizzato dal suo legale, e con il divieto quasi assoluto di contattare la moglie. Una telecamera di sorveglianza era installata nella sua residenza e l’accesso al telefono cellulare doveva essere controllato dal proprio avvocato, così come la navigazione su internet.

Ma come ha potuto, esattamente, uno dei volti più riconosciuti del Giappone, di cui le autorità hanno rintracciato ogni spostamento al di fuori del suo appartamento e i cui tre passaporti sono ancora in possesso dei suoi avvocati, sfuggire a tutto e tutti e andare dal centro di Tokyo a Beirut?

Secondo un media libanese Mtv, Ghosn sarebbe fuggito nascosto in una custodia per il contrabbasso e si sarebbe imbarcato su un aereo privato. Bisogna considerare che ha evitato la coda della polizia e ha usato un piccolo aeroporto rurale giapponese dove il suo volto era meno conosciuto, che ha ha lasciato il Giappone in traghetto e ha attraversato il confine con la Corea del Sud e che aveva un nuovo passaporto francese.

L’operazione sarebbe stata portata a termine da un non meglio precisato Para-Military Group, entrato nell’abitazione del manager fingendosi una band musicale chiamata a tenere un concerto di Natale. Stando a indicazioni di stampa poi, Ghosn sarebbe entrato in Libano con un passaporto francese, ma le autorità francesi hanno dichiarato di non esserne al corrente, mentre quelle libanesi riferiscono che è entrato nel Paese dei Cedri “legalmente” e che non ci sono provvedimenti giudiziari nei suoi confronti.

Al di là delle speculazioni sono tutti d’accordo comunque sul fatto che Ghosn non avrebbe potuto progettare un’uscita così audace senza una rete organizzativa notevole, quasi romanzesca. Impossibile insomma che abbia potuto fare tutto da solo. Junichiro Hironaka, che dirige il team legale del signor Ghosn in Giappone, ha detto che la sua fuga in Libano “è avvenuta all’improvviso” e che non sapeva come il suo cliente fosse riuscito a lasciare il Giappone. Ma ha pure ammesso che deve aver agito “un’organizzazione molto grande”. Da parte sua, la Direzione Generale per la Sicurezza del Libano ha detto che Ghosn è entrato nel Paese legalmente e che non c’era motivo di intraprendere un procedimento legale contro di lui.

Fonti: Ansa, Agi, FT