Carne di cane: anche in Cina si mangia sempre meno. Animalisti non vogliono…

di Francesco Montorsi
Pubblicato il 19 settembre 2013 7:17 | Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2013 17:29
Carne di cane: anche in Cina si mangia sempre meno. Animalisti non vogliono...

Carne di cane: anche in Cina si mangia sempre meno. Animalisti non vogliono… (foto Lapresse)

PECHINO – Per un italiano mangiare un primo piatto a base di carne di cane e sugo di tartaruga è un’attività barbara, o per lo meno molto bizzarra. Così non è invece per milioni di cinesi la cui ricca tradizione culinaria prevede da secoli prelibatezze a base di carne di cane. I tempi però stanno cambiando. Un sentimento animalista si diffonde per la Cina e gli amanti dei cani sono sempre più attivi nel paese asiatico. Siamo di fronte all’inizio della fine di una lunga passione che ha unito l’uomo e il cane (o, piuttosto, ha unito il cane dentro l’uomo)?

I cinesi mangiano i cani, come altri mangiano i polli, le mucche, i cavalli o, nell’Africa Nera, i serpenti e le scimmie e, su questo non c’è, in fondo, nulla da ridire: la barbarie, come diceva Montaigne, è tutta relativa e siamo sempre e semplicemente i selvaggi di qualcun altro («Ognuno chiama barbarie ciò che non è nei suoi costumi»).

La passione per il cane (da mangiare) è attestata da tempi antichissimi in Cina. Questa non è, come si potrebbe pensare, la necessità fatta virtù di un popolo contadino soggetto alla fame (come lascia intendere l’epiteto «magna gati» affibbiato ai Vicentini). Le divisioni tra cinesi mangiatori di cani e non sono soprattutto geografiche, legate alle tradizioni locali e, comunque, nell’immaginario, la carne di cane è considerata di pregio. Quando una donna partorisce una bambina in Cina riceve carne di maiale. Se la prole è un più gradito erede maschio, il regalo è carne di cane.

L’antica medicina tradizionale cinese esalta le proprietà mediche del cane, la cui carne riscalda il corpo, rafforza i reni e lo stomaco e, in poche parola, aumenta la forza del corpo.

Una delle poche eccezioni storiche all’alimentazione a base di cane la si rintraccia nell’imperatore, Song Huizong (1082-1135 d.C.) il quale ne proibì il consumo. Ad animare il divieto non fu però passione animalista ma superstizione. Huizong era nato nell’anno del cane.

Oggi in Cina i cani hanno sempre più amici. Una frattura culturale si è ormai aperta all’interno del paese. I mangiatori di cane sono sempre più spesso accusati per la loro alimentazione e le azioni degli animalisti si fanno più frequenti.

Due anni fa, i giornali hanno raccontato di una missione collettiva cinofila. Su una rete sociale si era diffusa la voce di un camion stipato di cani condotti al macello. Subito si è formata una truppa di più di cento persone che sono riusciti a fermare il camion e, dopo una contrattazione durata 15 ore, hanno comprato lo scodinzolante carico.

La nuova sensibilità animalista deriva in parte dalla rivoluzione delle strutture famigliari avventa negli ultimi decenni. La politica del figlio unico e l’urbanizzazione hanno creato più uomini e donne soli o separati dalle famiglie. Un cane diventa allora un’affettuosa compagnia per molti cinesi. E, tra l’altro, gli uomini possono riversare sul migliore amico a quattro zampe quell’affetto che, in altre circostanze, avrebbero dato ad un figlio. Oggi Pechino annovera piscine per cani, hotel per cani, parrucchieri, pedicure, massaggiatori e stilisti per cani.

A parte questi eccessi per ricchi, molti milioni di cinesi di ogni condizione continuano a mangiare la carne di cane, specie nelle regioni del Sud e del Nord-Ovest. Ma, in ogni caso, il futuro dei cani in Cina è più roseo di prima. Non più dalla padella nella brace, e forse un po’ dalle stalle alle stelle.